2/9/10 12:10:19,
Everest, dal Canada nuove ipotesi sulla salita di Mallory e Irvine »»
Una delle ultime foto di Mallory e Irvine
TORONTO, Canada — Nuovo capitolo nella storia della leggendaria salita all’Everest di George Mallory ed Andrew Irvine. Secondo uno studio di alcuni scienziati dell’Università di Toronto, realizzato sulla base dei dati meteorologici della spedizione britannica all’Everest, i due alpinisti inglesi sarebbero morti per una brusca diminuzione dell’ossigeno provocata da una tormenta mentre erano in cammino verso la vetta. Non avrebbero quindi potuto raggiungere la cima durante la loro spedizione del 1924.
Secondo lo studio scientifico, diffuso dal giornale britannico Telegraph, gli alpinisti non sarebbero potuti sopravvivere alla “tempesta perfetta” che investì la montagna in quei giorni. Gli esperti canadesi infatti, assicurano che i dati raccolti durante le giornate del 1924 nelle quali Mallory e Irvine realizzarono la loro salita, dimostrano che entrambi si trovarono immersi in una tormenta di vento che provocò una brusca diminuzione del livello di ossigeno che raggiunse valori fatali. Questa nuova ipotesi sosterrebbe di conseguenza il primato della prima scalata della montagna da parte del neozelandese Sir Edmund Hillary e dello sherpa Tenzing Norgay, avvenuta il 29 maggio del 1953.
Secondo Desnivel, che riporta la notizia, in base alle misure effettuate proprio dalla spedizione di Mallory e Irvine, si rivela una rovinosa caduta della pressione barometrica, fatto che avrebbe portato alla morte qualunque scalatore che si stesse avvicinando alla vetta in quel momento. Hanno calcolato che la repentina discesa dei livelli di ossigeno fu molto maggiore di quella che provocò la morte di otto alpinisti all’Everest in una sola giornata nel maggio del 1996.
“La scomparsa di Mallory e Irvine è uno dei più grandi misteri del XX secolo – ha dichiarato al Telegraph il Professor Kent Moore del Dipartimento di Fisica dell’Università canadese -, nonostante i molti dibattiti intorno alla loro scomparsa, la questione relativa al tempo non era mai stata studiata in profondità fino ad ora. Abbiamo analizzato le misurazioni della pressione barometrica e abbiamo scoperto che durante il tentativo alla vetta di Mallory e Irvine ci fu una caduta di questo indicatore di 18 millibar al campo base. Si tratta di una caduta importante, paragonata alla fatale tormenta del 1996 che registrò una diminuzione della pressione barometrica sulla vetta di circa 8 millibar”.
Il corpo di George Mallory fu ritrovato 11 anni fa, nel marzo 1999 da una spedizione sponsorizzata dalla BBC. Lo scorso febbraio lo storico Tom Holzel ha annunciato di aver localizzato quelli che probabilmente potrebbero essere i resti di Irvine, suo compagno di cordata di quella terribile scalata del giugno del ’24. Sono quindi tornati alla ribalta questi due grandi nomi del primo alpinismo novecentesco, e il desiderio di fare chiarezza su una vicenda intricata come la loro è oggi più vivo che mai.
2/9/10 12:07:36,
Concorso IMS: manda le tue foto di montagna più belle »»
Concorso fotografico IMS
BRESSANONE, Bolzano — Creative, romantiche, astratte o realistiche. Lo stile lo scegliete voi, l’importante è che il soggetto sia la montagna, assoluta protagonista dell’International Mountain Summit. Il G8 dell’alta quota, in programma quest’anno dal 30 ottobre al 7 novembre, ha lanciato infatti un concorso per lo scatto migliore.
Ogni partecipante può inviare fino a 3 foto di grandezza minima 600 kB e in formato jpg o tif. A scegliere le più belle saranno una giuria di esperti e il pubblico stesso, che potrà votare direttamente le sue immagini preferite ogni sabato e domenica dalle ore 9 – 19 apresso l’Ims Info Stand al Designer Outlet Brennero, e tutti i giorni nella settimana che va dall’11 al 17 ottobre 2010.
Sei saranno i vincitori in totale: 3 eletti dalla giuria d’esperti e 3 dalla valutazione del pubblico del Designer Outlet Brennero. Avrete tempo fino all’1 ottobre per essere estratti ed essere in lizza per la premiazione del 7 novembre. Oltre a ricevere i premi in palio, gli scatti saranno esposti al Designer Outlet Brennero e su Montagna.tv.
Na Madeira, adjectivada de nova, as ribeiras a 20 de Fevereiro apenas destruíram obras do tempo de D. Manuel, a queda duma palmeira foi provocada por forças ocultas e os incêndios que destroem a biodiversidade, fracturam rochas e fragilizam o futuro da economia são obra duma poderosa organização terrorista florestal.
A quem governa há mais de três décadas uma Região com uma área de 796 Km2, inferior a metade do mais pequeno distrito de Portugal Continental (Viana do Castelo ? 2255 Km2) não pode ser imputada a mínima responsabilidade na perda de vidas humanas, na degradação do património natural ou na destruição do património edificado.
Nesta Região Autónoma, mais próxima de Marrocos (796 Km) do que de Lisboa (978 Km), governada por um príncipe perfeito não há espaço para debate. Quem questiona, quem sugere soluções para os problemas, quem exerce os mais elementares direitos de cidadania sujeita-se ao insulto do UI (Único Importante), como se pode facilmente comprovar pelo conteúdo do link: http://www.dnoticias.pt/impressa/diario/225046/madeira/225089-raimundo-preocupado-com-os-jardins-estragados
Os amantes da liberdade não podem ficar impávidos e serenos perante a impetuosidade da água, a fúria do fogo e a agressão verbal de quem está convencido que o Sol gira à volta da Madeira.
A Madeira está a arder há mais de quinze dias por incapacidade dos departamentos governamentais responsáveis pela protecção civil e gestão florestal e não por acção de qualquer organização terrorista, como ainda hoje a contra-informação pretendia fazer crer no Jornal da Madeira.
Na Madeira só conheço uma forma de terrorismo. O psicológico! A quem não presta vassalagem, a quem não pratica o ?lambebotismo?, logo a central começa a difundir boatos, bilhardices, para denegrir, desacreditar, assustar quem ousa levantar a voz. O serviço fica completo pelas mãos duns peões, que sob a capa do anonimato e identidades forjadas, escrevem uma série de atoardas, recebendo umas migalhas como contrapartida.
Porque aprendi com a minha mãe, que os pequenos só jogam pedras às árvores que dão frutos e porque entendo que o poder dos votos não pode sufocar a racionalidade da ciência, continuarei a dedicar uma parte significativa da minha vida ao estudo do território destas ilhas e a intervir publicamente sempre que a minha consciência determinar.
Graças à Internet, que felizmente não gasta dinheiros do erário público e tem uma difusão incomparavelmente maior que o Jornal da Madeira, continuarei educadamente a opinar sobre a minha Madeira que, após um longo e esgotado período de crescimento betonado, deve entrar no trilho do desenvolvimento sustentado.
L?Associazione Sport, Ambiente e Natura ?Su e Giù? indice il concorso fotografico ?Su e Giù fotografando? aperto a tutti i partecipanti alle attività proposte dalla stessa, nel periodo che andrà da settembre 2010 al 31 marzo 2011, data ultima per la partecipazione al concorso. Il concorso è diviso in quattro categorie : Via Francigena, Archeologia per la speleologia, Trekking, Fotografia naturalistica.
Verranno premiate le prime tre classificate per ogni categoria con la pubblicazione delle foto nel calendario 2011 dell?associazione e con gadget scelto dall?associazione. Ogni partecipante può inviare max n.3 foto colore x categoria
Per essere accettate dalla giuria le foto devono essere inviate con le seguenti caratteristiche:
- Formato JPEG alla massima risoluzione di 'scatto disponibile' - La nominazione della foto (*nome file) deve avvenire nelle seguenti modalità:
- Es: nomeautorefoto1.jpeg (mariorossifoto1)
- Su un file di testo indicare *nome file data e luogo di scatto e breve didascalia
inviare per posta elettronica alla mail blogasan@gmail.com entro e non oltre il 31 Marzo 2011.
La giuria è composta dal Presidente Martini Manrico, il consigliere Vinci Massimiliano e il fotoreporter Cavallari Luca. Read more...
2/9/10 01:51:00,
Dunmovin? Not quite...check out this mudflow »»
With appreciation to The Guzzler, take a look at a mudflow just south of Owens Lake on Highway 395 near the settlement of Dunmovin. There were some cloudbursts in the area last Thursday that caused some real problems, including a number of road closures. The video is from Jeff Bradshaw of Laguna Niguel.
For my students who started school this week, this is close to where we are going on our field trip in a few weeks!
El juzgado autoriza a la DGA a retirar el vallado de Bastarás Medio Ambiente actuará de forma subsidiaria ante la negativa de Fimbas.
El juzgado de lo Contencioso Administrativo ha autorizado al Gobierno de Aragón a retirar el vallado del coto de Bastarás. Según establece una sentencia hecha pública ayer por Radio Huesca, la DGA ejecutará esta medida de forma subsidiaria, ya que la empresa Fimbas, propietaria de este espacio, no ha respondido a los requerimientos que le instaban a retirar el cierre que mantiene cercado el monte público, situado en el término de Casbas de Huesca y, en parte, dentro del Parque Natural de la Sierra y los Cañones de Guara.
Fuentes del departamento de Medio Ambiente del Gobierno de Aragón indicaron ayer que la intención es "actuar de la manera más rápida posible", aunque todavía no hay una fecha concreta para los trabajos. El Ejecutivo retirará la valla actual y colocará otra que separe la finca y el límite del monte de titularidad pública, cerrado ahora por la empresa.
Fimbas ya logró en mayo de este año suspender de manera cautelar la supresión de la licencia de coto dictada por la Medio Ambiente e impidió la entrada al coto a los operarios que iban a eliminar el cercado. Además de un proceso por la destrucción del yacimiento neolítico de la cueva de Chaves, ubicada en el mismo coto, la compañía acumula denuncias en materia medioambiental. La más grave de ellas, y la que supuso la retirada de la calificación de coto por parte del Gobierno de Aragón, se produjo como consecuencia de la introducción de una especie alóctona en este entorno. Ante esta situación, Fimbas presentó un recurso que fue admitido a trámite y que dejó en suspenso la decisión de retirar la licencia de coto de la explotación hasta que la justicia se pronuncie al respecto y el permiso para retirar el vallado, que se hará efectivo ahora.
Precisamente, Ecologistas en Acción denunció hace solo unos días la propuesta de Fimbas para permutar el trazado del camino por otro de nueva ejecución, fuera del vallado. Fuentes del Gobierno de Aragón indicaron ayer que ambas cuestiones son independientes, si bien la retirada del cercado posibilitaría el paso por la zona ahora aislada. La organización criticó duramente la propuesta y pidió a las administraciones "que no entren en el juego de la empresa" ni sigan "con la permisividad que han demostrado ante los desmanes que ha cometido con anterioridad". Read more...
2/9/10 00:05:00,
L?esquelet de la cova submarina de Chan Hol »»
Les restes d'un dels esquelets humans més antics trobats mai al continent americà, pertanyent a un jove que va viure durant l'Era de Gel fa més de 10.000 anys, han estat extrets d'una cova submarina situada a la península de Yucatán, al est de Mèxic.
El jove Chan Hol, com ha estat batejat amb el nom de la cova submarina en què es trobava (petit forat en Maya), va ser localitzat fa més de tres anys per uns bussejadors alemanys i és el quart exemplar trobat a Amèrica d'un dels més remots predecessors de l'home, va apuntar el INAH en un comunicat recent.
Situat a una profunditat de 8,3 metres dins d?una xarxa de galeries inundades"l'esquelet de Chan Hol va ser recollit en un 60 per cent de la seva totalitat, amb ossos representatius de les quatre extremitats, vèrtebres, costelles i crani, així com diversos dents",. Normalment, de les restes arqueològiques de tanta antiguitat només es pot recuperar entre un 20 o 30 per cent, de manera que els experts encarregats d'estudiar l'esquelet han expressat la seva satisfacció.
Els antropòlegs físics de la Universitat Nacional Autònoma de Mèxic (UNAM) que el van analitzar en superfície pensen que el cos va ser diposit a la cova durant una cerimònia funerària realitzada al final del Plistocè, quan el nivell del mar era 150 metres inferior i la cova no estava inundada.
El primer dictamen, practicat pels antropòlegs Alexandre Terrasses i Martha Benavente, de l'Institut d'Investigacions Antropològiques de la UNAM, indica que es tracta d'un adult jove possiblement de sexe masculí. La posició en què es troba, cames flexionades a l'esquerra i braços estesos a banda i banda del cos, suposen una de les "novetats més interessants per estudiar", ja que fins aquell moment no s'havia trobat un esquelet en posició semblant, van assenyalar les investigadores.
Segons Arturo González, especialista en paleobiologia del INAH, el descobriment enforteix la hipòtesi que el continent americà es va poblar a partir de diverses migracions al final de l'Edat de Gel. I és que a la mateixa zona de coves submarines de l'estat mexicà de Quintana Roo s'havien trobat des de 2002 tres esquelets del mateix període.
"Els ossos recollits en aquestes coves pertanyen a individus de grups preclovis i s'emmarquen dins de les escasses restes humans del Plistocè terminal americà, les característiques físiques s'assemblen a la gent del centre i sud d'Àsia, el que suggereix diverses migracions cap al continent "
Una recent teoria presentada pels arqueolegs Dennis Stanford i Bruce Bradley suposa que la emigració humana podia procedir d?Europa donades les sorprenents similituds entre la cultura Clovis d?América del Nord i la cultura dels Solutréens de fa 19.000 anys.
Aquí us deixo dos vídeos, el primer sobre la troballa arqueológica i el segon filmat amb só natural en mostra les caracteristiques de la cavitat.
1/9/10 23:35:19,
Many Urban Streams Harmful to Aquatic Life Following Winter Pavement Deicing »»
This USGS report is published in the journal Environmental Science and Technology and is available as a free download online . The use of salt to deice pavement can leave urban streams toxic to aquatic life, according to a new U.S. Geological Survey study on the influence of winter runoff in northern U.S
1/9/10 21:40:07,
Nueva geoda en la Concesión Algezares, Segorbe, Castellón »»
A pesar de que en los frentes actuales de explotación de estas canteras la aparición de ejemplares de yeso es prácticamente nula, aún pueden encontrarse buenos ejemplares en otras zonas ya explotadas y abandonadas.
MTI visitó recientemente una de estas zonas (julio de 2010), dónde una geoda de medianas dimensiones proporcionó algunas piezas de yeso cristalizado de una más que aceptable
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1/9/10 16:35:19,
Many Urban Streams Harmful to Aquatic Life Following Winter Pavement Deicing »»
This USGS report is published in the journal Environmental Science and Technology and is available as a free download online.
The use of salt to deice pavement can leave urban streams toxic to aquatic life, according to a new U.S. Geological Survey study on the influence of winter runoff in northern U.S. cities, with a special focus on eastern Wisconsin and Milwaukee.
More than half of the Milwaukee streams included in this study had samples that were toxic during winter deicing. In eastern and southern Wisconsin, all streams studied had potentially toxic chloride concentrations during winter, with lingering effects into the summer at some streams. Nationally, samples from fifty-five percent of streams studied in 13 northern cities were potentially toxic; twenty-five percent of the streams had samples that exceeded acute water quality criteria.
Toxicity was measured by direct testing of organisms in samples during the local study component; in the regional and the national study components, observed chloride levels were used to assess potential toxicity.
“While winter driving and walking safety are the priority in treating pavements, this study suggests the need for advancements that will reduce salt loads to surface waters without compromising safety,” said Matthew C. Larsen, USGS Associate Director for Water.
“We expected to see elevated chloride levels in streams near northern cities during the winter months,” said Steve Corsi of the USGS Wisconsin Water Science Center. “The surprise was the number of streams exceeding toxic levels and how high the concentrations were,” said Corsi, who led the study.
“This study shows that chloride contamination of urban streams is a problem in many places; it’s not just a Milwaukee problem,” said Corsi.
While road deicing accounts for a significant portion of salt applications, it is not the only source. Salt is also used by many public and private organizations and individuals to deice parking lots, walkways and driveways.
Key Findings:
Nationally: During the winter, samples from fifty-five percent of northern streams in this study had chloride levels that exceeded USEPA chronic water-quality criteria, indicating potential toxicity. Samples from twenty-five percent of the streams exceeded acute water-quality criteria.
Regionally: In eastern and south-central Wisconsin, potential toxicity was found during winter at all urban streams studied, with lingering effects at some streams in the summer.
During winter, 100 percent of the streams monitored had chloride levels that exceeded the USEPA chronic water quality criteria with fifty-five percent of samples exceeding acute water quality criteria.
Chloride levels higher than 10,000 milligrams per liter were observed at times during winter deicing periods—much greater than the chronic water-quality criteria of 230 milligrams per liter and the acute criteria of 860 milligrams per liter.
Chloride levels increased as urbanization percentage in the watershed increased.
Locally: In Milwaukee, more than half of the samples collected from streams during winter deicing periods were toxic.
Samples from seven of 13 streams collected during 2007 deicing periods were toxic in bioassay tests.
Chloride levels in 12 out of these 13 streams exceeded USEPA chronic water quality criteria; eight of 13 exceeded acute criteria.
In long-term testing of one Milwaukee stream between 1997 and 2008, seventy-two percent of 38 samples collected during the winter were toxic in bioassay tests.
The Wisconsin State Laboratory of Hygiene co-authored this study and did the bioassay testing involved. Additionally, this study was conducted in cooperation with the Milwaukee Metropolitan Sewerage District and General Mitchell International Airport.
Other major sources of salt to U.S. waters include wastewater treatment, septic systems, farming operations, and natural sources from geologic deposits. These sources may contribute to chloride levels at individual streams in this study, but the geographic, land-use, and seasonal patterns observed in this study suggest deicing activities as the dominant source. This conclusion is also supported by a USGS study published in 2009 on chloride in groundwater and surface water in the northern U.S.
1/9/10 16:00:00,
Are Wolves Saving Yellowstone's Aspen Trees from Elk? »»
LARAMIE, Wy. — Previous research has claimed that the reintroduction of wolves to Yellowstone National Park in 1995 is helping restore quaking aspen in risky areas where wolves prowl. But apparently elk hungry for winter food had a different idea.
They didn’t know they were supposed to be responding to a “landscape of fear.”
According to a study set to be published this week in Ecology, a journal of the Ecological Society of America, the fear of wolf predation may not be discouraging elk from eating aspen trees after all.
Previous thinking went like this: Aspen are not regenerating well in Yellowstone National Park. Elk eat young aspen. But wolves eat elk. Elk will learn to avoid high-risk areas that wolves frequent. Plants in those areas – such as aspen – will then get a chance to grow big enough so that elk cannot kill them. Eventually, an entire habitat is restored because of a landscape of fear.
Over the last 15 years, the reintroduction of wolves in Yellowstone was heralded as a great success, not only because it reestablished the species, but also because wolves were expected to help restore a healthier ecosystem through such cascading indirect effects on other species.
But this recent study led by Matthew Kauffman, a U.S. Geological Survey scientist, suggests that aspen are not benefitting from the landscape of fear created by wolves, and that claims of an ecosystem-wide recovery of aspen are premature.
“This study not only confirms that elk are responsible for the decline of aspen in Yellowstone beginning in the 1890s, but also that none of the aspen groves studied after wolf restoration appear to be regenerating, even in areas risky to elk,” said Kauffman.
Because the fear of wolves does not appear to be benefiting aspen, the authors conclude that if the Northern Range elk population does not continue to decline -- their numbers are 40 percent of what they were before wolves -- many of Yellowstone’s aspen stands are unlikely to recover. “A landscape-level aspen recovery is likely only to occur if wolves, in combination with other predators and climate factors, further reduce the elk population,” Kauffman said.
Predators play an important role in ecosystems, said Kauffman, and can influence plants by altering how many herbivores there are (by eating the herbivores) or by changing the behavior of herbivores (deterring them from areas where predators lurk). He adds, however, that considerable scientific debate exists regarding the importance of these two ways in which predators influence their prey. And this is especially true for large carnivores.
To complicate matters, predators use different hunting strategies – there is the sit-and-wait strategy (as with a spider in a web, or a rattlesnake waiting for a mouse to leave its burrow) and the more active, go get ’em strategy (think cheetahs and wolves). “So, given that it takes a lot of energy to avoid a predator – energy that could be used to stave off winter starvation – we wanted to find out whether the prey of active-hunting predators such as wolves demonstrated risk-induced changes in areas where they foraged for food,” Kauffman said.
To do this, the authors analyzed tree rings to discern when, in the last century, aspen stands stopped regenerating, examined whether aspen stands have begun to regenerate now that wolves have been reintroduced to the park and tested whether any differences in aspen regeneration were occurring in areas considered safe or risky for foraging elk. They used a landscape-wide risk map of elk killed by wolves over the first 10 years of wolf recovery. Finally, the authors experimentally fenced in young aspen suckers to compare the protection afforded to them by wolves versus that of a physical barrier that prevented elk browsing.
“The results were surprising and have led us to refute several previous claims regarding interactions among wolves, elk and aspen in Yellowstone,” Kauffman said.
The tree rings showed that the period when aspen failed to regenerate (1892 to 1956) lasted more than 60 years, spanning periods with and without wolves by several decades. “We concluded from this that the failure of aspen to regenerate was caused by an increase in the number of elk following the disappearance of wolves in the 1920s rather than by a rapid behavioral shift to more browsing on aspen once wolves were gone from the park,” said Kauffman.
Surveys of current conditions indicated that aspen in study stands exposed to elk browsing were not growing to heights necessary to make them invulnerable to elk. The only places where suckers survived to reach a height sufficient to avoid browsing were in the fenced-in areas. In addition, aspen stands identified as risky from the predation risk map were browsed just as often as aspen growing in less risky areas.
“This work is consistent with much of what researchers have learned from studying wolves and elk in Yellowstone,” Kauffman said. “Elk certainly respond behaviorally to the predation risk posed by wolves, but those small alterations to feeding and moving across the landscape don’t seem to add up to long-term benefits for aspen growing in areas risky to elk.”
The paper, Are wolves saving Yellowstone’s aspen? A landscape-level test of a behaviorally mediated trophic cascade, will be published online in Ecology this week. Co-authors on the study are Matthew Kauffman (USGS), Jedediah Brodie (University of Montana) and Erik Jules (Humboldt State University).
The Ecological Society of America is the world’s largest professional organization of ecologists, representing 10,000 scientists in the United States and around the globe. Since its founding in 1915, ESA has promoted the responsible application of ecological principles to the solution of environmental problems through ESA reports, journals, research, and expert testimony to Congress.Visit the ESA website.
1/9/10 08:30:00,
Sociobiologia ou Ecologia Social »»
Intelectualmente e emocionalmente, o ser humano é, no seu conjunto, fundamentalmente semelhante.
A cultura é, talvez, o grande diferenciador entre todos nós, registro ético e moral que interpenetra no mundo material e espiritual. Intelectualmente e emocionalmente temos limites, mas também possuímos a liberdade para, entre os limites, influenciarmos a forma de cultura que traduzimos.
De fato, os dilemas que hoje enfrentamos exigem uma visão holística [o homem é um ser indivisível, que não pode ser entendido através de uma análise separada de suas diferentes partes] do mundo e uma enorme abertura de nossa criatividade.
A ciência e a tecnologia, em absoluto, podem ser substantivos neutros mas, na prática, não o são e é necessário termos a capacidade de incorporar o valor da natureza na nossa postura individual e social e no nosso código ético e moral, em suma, na nossa cultura.
Para isso é necessário desenvolvermos a nossa capacidade de jugamento. Também por isso, Murray Bookchin se preocupa em analisar a sociobiologia, forma emblemática do desastre de se coincidir um quadrado com um círculo.
Concorde-se ou não com tudo o que Murray Bookchin afirma ? isso não é muito importante ? a verdade é que ele aborda, lucidamente, alguns dos problemas que hoje são para nós abordados com maior acuidade.
Ficar alheio, mesmo conscientemente, ao mundo, ou não ficar e intervir, é uma opção de cada um. Murray Bookchin fez desde há muito, a sua. Por tudo issso, vale apena lê-lo.
Fonte: Orelhas do livro Sociobiologia ou Ecologia Social?, de Murray Bookchin; Achiamé Editor, Rio de Janeiro. http://seminarioanarquismoeecologia.blogspot.com/
Nota- Há uma edição em Portugal da Editora Sementeira, já desaparecida, com um prefácio de António Guerreiro de Brito. Read more...
Para entender lo que es un REBREATHER y como funciona, es útil entender como funciona un equipo de buceo convencional (Circuito Abierto). Con este sistema un buceador solo usa una pequeña fracción del oxígeno de cada inspiración; cuando el buceador expira, la mayor parte del oxígeno abandona los pulmones sin ser usado.
El oxígeno y otros gases son desechados en forma de burbujas. Al aumentar la profundidad del buceador, debido al aumento de la presión, más moléculas de gas se pierden con cada expiración. Un REBREATHER en cambio, retiene la mayor parte o incluso todo el gas expirado, lo procesa, y lo devuelve al buceador. En el caso de los REBREATHERS de Circuito-Cerrado, como no hay prácticamente ninguna burbuja expirada, no varía la eficiencia del uso del gas a profundidades superiores.
Por lo tanto, cuanto más profunda sea la inmersión, más ventajoso (desde la perspectiva de la eficiencia del gas) es el REBREATHER.
¿Cuándo aparecieron los primeros REBREATHERS? Muy contrariamente a lo que la gente cree los REBREATHERS no son nada nuevo. El primero es de Henry A. Fluess 1878. Es decir, 65 años antes que el regulador Cousteau-Gagnan 1943.
Elementos comunes de los REBREATHERS Todos los REBREATHERS tienen ciertos componentes comunes básicos. Todos los diseños empiezan por un circuito de respiración (breathing loop) equipado con una boquilla (mouthpiece), por la cual respira el buceador. Si todo el circuito fuera de construcción rígida, el buceador sería incapaz de respirar porque no habría espacio para acoger el gas expirado, ni tampoco para proporcionar el gas inspirado (es como intentar respirar en una botella de limonada). Por lo tanto, debe haber algún tipo de saco compresible conectado al circuito de respirar que se hincha cuando el buceador espira, y se deshincha cuando el buceador inspira. Este saco lo llamamos contrapulmón (counterlung). Si un buceador continuara respirando en este circuito, el dióxido de carbono (CO2) expirado por el buceador aumentaría pronto a niveles peligrosos. Por lo tanto, el circuito debe incorporar además un deposito (canister) con absorbente de CO2 para eliminarlo del gas que se respira. Por supuesto, el canister no permite, por si solo, que el buceador siga respirando indefinidamente del REBREATHER; el oxígeno del circuito sería finalmente consumido por el metabolismo del buceador. Por tanto, el REBREATHER debe disponer de algo que permita que el oxígeno sea inyectado en el circuito para continuar sustentando al buceador. Para prevenir que el buceador vuelva a inspirar el mismo gas que acaba de espirar, el REBREATHER debe asegurar que el gas continua circulando en una sola dirección alrededor del circuito. Esto se consigue con una válvula unidireccional a cada lado de la boquilla; esto permite que el gas inspirado venga de un solo lado del circuito, y que el gas expirado vaya solo por el otro lado. Otra característica común en la mayoría de diseños de REBREATHERS es algún tipo de válvula de cierre en la boquilla (DSV) que permite cerrarla cuando se saca de la boca debajo del agua, para evitar que el agua inunde el circuito.
Tipos de REBREATHER Hay tres tipos básicos de REBREATHERS: Cerrado de oxígeno, semi-cerrado (Semi- Closed), y rebreather de circuito-cerrado (Closed-Circuit). Cada uno tiene sus ventajas y desventajas específicas.
O2 CCR (Oxigen Closed Circuit Rebreather) Un rebreather de oxígeno consiste en los elementos descritos anteriormente, donde un cilindro de oxígeno puro suministra el gas que reemplaza el oxígeno consumido por el buceador. Al ser Cerrado no expulsa burbujas al exterior aunque su uso esta desaconsejado más allá de los 6m debido a la toxicidad del O2. SCR (Semi Closed Rebreathers) A diferencia de los anteriores, los semi-cerrados son rebreathers de mezcla de gases, en el sentido de que la botella que incorporan es mezcla de gases en lugar de O2 (Nitrox, Heliox, Trimix...). La ventaja de un rebreather de este tipo comparado con un Cerrado de O2 es que permite al buceador descender a profundidades mayores. Al ser Semi Cerrado una pequeña parte del gas es evacuado al exterior.
CCR (Closed Circuit Rebreather) Los Circuitos Cerrados son también Rebreathers de mezcla de gases. Normalmente llevan 2 botellas. Una con O2 y otra con Diluyente (Aire, Trimix, Heliox). La profundidad de uso viene marcada por el tipo de Diluyente que se emplee. Solo en el ascenso hay evacuación de gas al exterior.
Ventajas de los REBREATHERS * EFICIENCIA DEL GAS Debido al reaprovechamiento del gas permiten hacer inmersiones más largas. * EFICIENCIA EN LA DESCOMPRESIÓN Permiten respirar la mezcla optima en cada cota. * MENOR PÉRDIDA DE CALOR El gas inhalado estça a temperatura corporal, evitando así el enfriamiento y una mayor absorción de N2 por los tejidos. * SILENCIO Al no hacer ruido permite acercarse mucho más a la vida marina.
Desventajas de los REBREATHERS Elevado Precio Porque el rango va desde los 1800 Eu. de un RAY a los 18.000 Eu. de Cis Lunar Redundante.
Hem rebut d?Eduard Suárez, vocal de l?Escola de la Federació Catalana d?Espeleologia un seguit de documents sobre properes activitats, amb el prec de que ajudem a la seva difusió.
Els objectius d?aquests seminaris i cursos son ?...contribuir en l?augment del nivell tècnic del nostre col?lectiu?. Tot seguit incrusto en format scribd els tríptics relacionats amb l?exploració subterrània:
Podeu inscriureus en aquestes activitats seguint aquest enllaç que us durà al corresponent apartat de la pàgina de la Federació Catalana d?Espeleologia.
Organitzats per:
Amb el suport de:
Tot desitjant-les que tinguin l?acollida que és mereixen, fora bo que aquests cicles formatius dedicats a la tècnica d?exploració tinguessin continuïtat en altres accions destinades a fomentar les inquietuds per conèixer, respectar, documentar i estudiar el valuós patrimoni natural que constitueix el medi subterrani.
En la mina Carriles, de Órgiva (Granada), la empresa explotadora Minera de Órgiva SA tiene ya casi dispuesto el primer envío de mineral de plomo a China. La creciente demanda de metales por parte del gigante oriental ha animado a estos entusiastas mineros a emprender la aventura del plomo, con la fundamentada esperanza de que en un futuro no muy lejano este gran mercado emergente permita ampliar
30/8/10 10:54:00,
PE 2010: la prima volta non si scorda mai »»
Ed eccomi qui, appena tornato da questa ?cinque giorni? in PE. Imprevista. Perchè dopo il weekend di inizio agosto passato lassù ero convinto che "per questa estate non torno, devo lavorare sulla tesi" e invece...
Invece mi ritrovo dieci giorni più tardi a riflettere che mi era bastato un fine settimana, meno di 24 ore, per capire che in quel luogo ci stavo bene, mi ci sentivo a casa e mi sentivo accettato. Non dalle persone, non solo, ma da ogni sasso, da ogni arbusto, da ogni buco...
E così, quando Anna mi ha informato che se volevo un passaggio lei era disponibile, ho cominciato a saltellare per la gioia: per quest'estate non avevo ancora finito con i PE!!!
Il giorno dopo sono a Padova.
Convincere Anna, tornata da appena dodici ore dopo una punta di 5 giorni, a partire il pomeriggio stesso mi costa solo una birra e qualche sigaretta: alle 21 siamo al Boz, con il cielo cupo di nuvole e il rifornimento a base di panino special (pastin, cipolla e formaggio) è indispensabile per affrontare sereni la marcia forzata che ci attende.
A mezzanotte siamo in casera, dove Jean, Jonny e il Cicca ci aspettano. In dono portiamo una bottiglia di buon vino friulano, ed in cambio otteniamo un ottimo minestrone seguito da un impegnativa porzione di ?Ammazzamario?.
Mentre mangiamo si fanno i programmi per l'indomani, ma ascolto solo da un orecchio: comincio a sentire la stanchezza della giornata ed il sacco a pelo mi pare un ottimo posto dove passare le successive ore... e poi a me basta essere lì, qualsiasi cosa arriverà, andrà comunque bene......
In mattinata ci organizziamo: in programma abbiamo di arrivare fino al Pian di Cimia, sistemarci per la notte e partire alla ricerca di una grotta/bivacco permanente, da utilizzare come base per le future esplorazioni nella zona.
Cominciamo ad ammassare i beni di prima necessità: 2 litri di vino (poi saggiamente fatti diventare 3), mezzo litro di grappa e tabacco. Poi vengono, come ordine di importanza, viveri e attrezzature varie.
Stipiamo tutto negli zaini, ma prima di partire è d'obbligo uno spuntino a base di soppressa e vino Perla. Alle 12 ci avviamo verso la nostra destinazione, distante 3 ore di tranquillo cammino. Arrivati al Passo, il tempo, indeciso fino a quel momento, fa la sua scelta, e comincia a piovere. Un paio di sigarette al riparo sotto la cerata e arriva la tregua; si riprende il cammino sulle rocce e sull'erba che, causa acqua, sono diventate da ?leggermente scivolose? a ?bastardamente infingarde?... In ogni caso giungiamo alla piana dove, neanche il tempo di montare le tende, e la tregua finisce: passiamo tre ore ammassati sotto il telone, tirato alla menopeggio, assieme agli zaini, pasteggiando, bevendo, fumando e delirando. La scomodità non riesce però a scalfire il buonumore, né il mio né quello degli altri: saranno sicuramente delle ottime giornate!
Sono le 18 quando all'improvviso la pioggia smette, il cielo su di noi si libera e sopra Belluno, in fondo alla valle, si disegna un magnifico arcobaleno: non è una tregua, questa è la fine delle ostilità!
L'ora però è ormai tarda, per cui una volta montate le tende ci attrezziamo per la cena e poi, dopo la giusta quantità di festeggiamenti, andiamo a letto.
...Il bilancio della prima giornata è terribile: ci resta un solo litro di vino, un quarto di grappa e meno di quaranta cartine per quattro persone (il Cicca è tabacco-indipendente)! La pioggia ha scombinato i piani e ora tutto è più difficile...
La notte è pessima: tra Jonny che russa, il fondo della tenda che assomiglia alle gradinate dell'Euganeo, e l'umidità imperante (visto che da bravo campeggiatore dilettante, degno delle peggiori Giovani Marmotte, non ho considerato necessario il dormibene), non chiudo occhio... e nonostante ciò rimango ancora ottusamente convinto di trovarmi nel posto giusto al momento giusto!
In ogni caso la sveglia delle 5 per vedere la più bella alba che potessi immaginare, è una liberazione...
Spettacolo di luci, colazione e siamo pronti per partire alla ricerca del grottone/rifugio. Basta poco per trovare uno spazio adatto a fare da magazzino: è sufficiente. La scoperta di quello che l'indomani verrà battezzato il ?Magazzino dei Cardi? ci permette di dedicare il resto della mattinata al bellissimo sport che è l'avanzata tra i mughi, alla ricerca di qualche altro buchetto vicino al già da poco noto abisso Bluet.
Mentre porcono giulivamente tra gli arbusti a poca distanza da Jonny, notiamo due fori interessanti. Essendo io il più vicino dei due ho l'onore di affacciarmici: il primo ha come biglietto da visita un pozzetto da 3 metri, forse disarrampicabile in libera da qualcuno, ma non certo da me; il secondo ha invece un pozzo un pochino più lungo, circa 5-6 metri... Nel dubbio uso il profondimetro......... Ok, non era per nulla necessario ma intanto non si sa mai, e poi era da troppo tempo che sognavo di lanciare un masso dentro un pozzo e contare...
A pranzo si decide che l'attività in esterna è sufficiente e quindi il pomeriggio si va a continuare l'esplorazione dell'abisso Bluet. Ci sono 3 attrezzature per 4 persone, ma Anna si chiama fuori: saremo Jonny, Jean e io... Non sto più nella pelle! A meno di quattro mesi dalla fine del corso ho l'opportunità di sperimentare di persona quelle sensazioni finora solo lette sui libri di Cesco Sauro, Gobetti, Casteret e Bertarelli, e ascoltate dalle parole dei ?vecchi? e navigati punteros: quel misto di eccitazione e timore per ciò a cui stai andando incontro, ovvero un luogo forse vasto, forse piccolo, facile oppure difficile da superare, in poche parole ignoto... e nessuno può dirti cosa troverai, perchè nessuno c'è mai stato. Puoi solo chiedere <> e sperare che Buio ti accolga e non ti cacci per averlo ferito col tuo led ed averlo disturbato con la tua voce ed i tuoi passi...
Quando finalmente i preparativi sono ultimati, io sono inquieto... Ma porco cane! Dopo due giorni di ingiustificato ottimismo, proprio sul più bello mi viene la tremarella?!? Ovviamente comincio lo stesso la discesa, ed al primo frazio, con Jean Pierre che mi guarda dall'alto, mi vergogno per come lo affronto: mi sono incasinato di meno alla prima uscita del corso!!! Il corpo si rifiuta di rispondere alla testa che, da parte sua, è completamente nel pallone senza motivo apparente... ma in qualche modo arrivo in fondo al pozzo, dopo una discesa orribile dal punto di vista mentale oltre che stilistico.
Mentre Jonathan arma avanti, scende anche Jean e con lui comincio a guardarmi finalmente un po' intorno... ed ogni passo è un brutto pensiero che se ne va, mi faccio assorbire dalla grotta, saltello da sasso a sasso e infilo la testa in ogni buchetto, come un bambino curioso alle prese con un nuovo balocco, e ad un tratto capisco che la mia inquietudine era dovuta alla paura di non essere all'altezza, di rallentare il ?lavoro dei grandi?, di non riuscire a tornare fuori da solo... A all'improvviso tutto ciò non c'è più: i miei compagni di avventura, mi accorgo, sono lì per giocare e, se possibile, portare a casa qualche metro illuminato in più, e la grotta sembra che oggi voglia stare al gioco: il divertimento può cominciare, e a me è tornato l'entusiasmo che mi ha accompagnato fin da quando sono salito in treno alla volta di Padova! Fa freddo, tira aria, siamo stesi nel fango a scavare con le mani per poi fermarci di nuovo pochi metri più avanti ed aspettare di nuovo, magari in posizioni ancora peggiori, tremo e ho fame... ma in realtà non mi importa, sento il respiro della grotta, ne sono immerso, e mi sorprendo a scoprire che va all'unisono col mio.
Avanziamo, se chiude ci giriamo e torniamo indietro, arrampico senza la minima apprensione pareti che fino al giorno prima avrei definito per me impossibili senza troppe riserve... <>. Mi va, vado e va anche il cunicolo: ora sto urlando agli altri che <>. E continua...
E imparo l'ennesima cosa: l'emozione non è l'essere il primo, l'emozione è vedere che c'è ancora da fare, che il gioco continua, non è finito! In fondo alla galleria passa avanti Jonny, io mi sento soddisfatto... è più o meno la stessa sensazione di quando si va per la prima volta in bici senza rotelle, o a nuotare senza braccioli: non puoi dire di essere autonomo, non ancora, ma ti rendi conto che sei un passetto più vicino a farcela.
... Galleria delle Fantine, sala del Castellino, galleria delle Ciocchette, galleria dello Scherno... e quando sembra di essere arrivati in fondo, basta spostare due sassi e si parte di nuovo, attraverso il Serpente Arcobaleno...
Sono le 20, abbiamo guardato, risolto alcuni interrogativi e ce ne siamo posti altri... e ora comincia a farsi sentire la mia poca esperienza: di colpo mi accorgo che ogni passo è sempre più incerto e pesante, i passaggi più semplici richiedono molta, troppa attenzione...: in poche parole sono cotto.
L'ascesa verso il Cielo è un Inferno, sono veramente lento, ma nonostante questo non mi sento un peso per gli altri: le magie dell'avere una buona compagnia!!!
Arrivo fuori esausto, barcollante tra i mughi, sotto un cielo ormai buio e nuvoloso: tra dolore e fatica, soffrente come un cane, per la testa, che è ormai da tempo alla deriva, nuotano solo pensieri masochistici sul volerlo rifare il prima possibile...
... Poi i ricordi si confondono... La camminata fino al bivacco con i crampi allo stomaco per la fame, un pasto veloce innaffiato con il vino rosso saccheggiato in Isabella da un'eroica Anna (<>... rischio scongiurato!) e il mai così amato sacco a pelo, nella tenda messa in discesa, ancor più scomodo della sera prima: non ho mai dormito così bene...
Il giorno dopo si torna in casera, anche perchè il vino e la grappa sono finiti, così come il tabacco, e quindi siamo seriamente a rischio di instabilità mentale. Nonostante le nuvole non ci sfiora neanche una goccia.
La sera festeggiamo con minestrone, patate, zucchine e cardi. E vino, naturalmente! È l'apoteosi!
Giovedì 19, si torna a Padova dopo le fermate obbligate al Boz, per mangiare e bere, nel bar più a valle, per fumare e bere, e a Pedavena (che tanto eravamo di strada), perchè avevamo sete.
Ed ora sono qui, appena tornato da questa ?cinque giorni? in PE. Imprevista, ma che prevedibilmente non sarà l'ultima...
30/8/10 09:47:00,
"Incorniamoci 2010" - il tempo ha rovinato il campo all'Abisso del Corno »»
Si è concluso con un nulla di fatto il campo interno al Corno programmato per il week-end dell'Assunzione in cielo di Maria Vergine. Nulla di fatto in grotta visto il tempo, ma sicuramente di sostanza per quanto fatto all'esterno. Partiti dal cimitero di Caltrano venerdi 13, forse che fosse già scritto nel luogo e nella data l'esito della spedizione, eravamo io, Lillo, Paolo, Lo zio e Sid. Abbiamo risalito i tornanti del Costo fino al solito bar di Canove. Con la panza piena abbiamo imboccato la strada sterrata di Val Galmarara, ma appena superato il limite dell'asfalto uno scroscio d'acqua a catinelle ci ha fatto dirottare sulla prima macelleria dei dintorni. Riempita la borsetta di costine e polenta e luganeghe ci siamo infrattati al Bivacco 3 Fontane. La mattinata è trascorsa tra una pulizia e l'altra a osservar il plumbeo ciel che dall'alto facea cader le gocce. Dopo una esilarante partita a briscola ciacolona ci siamo convinti ad uscir e così con le armi in pugno, cioè sega e menara, abbiamo creato la nuova Highway to Corno. E' nata così una nuova arteria stradale tra i mughi del Corno di Campo Bianco che porta direttamente all'ingresso. Zuppi fino al midollo osseo e soddisfatti dell'impresa quasi simile all'opera di Fitzcarraldo, siamo tornati al nostro caldo nido a gustarci le costine con la polentina. La serata è trascorsa in accesi dibattiti sulle prodezze musicali di Axl Roses piuttosto che Angus Young, tra un assolo di The Edge e uno di Jack Frusciante. Riposti nel giacilio i nostri corpi ci siamo alzati sabato mattina con il sole, ma oramai il Corno era acqua passata. Sistemato e pulito il bivacco ci siamo diretti versi la pianura salutando Pierga, Miguel, Alessandro e Elisa che nel frattempo erano venuti fin lassù. Nulla quindi di fatto, ma forse chissà un giorno ce la faremo. Matteo Scapin
28/8/10 19:27:00,
Dispatches from the Road: Kipukapuaulu, a Residence of Godly Existences »»
As noted previously, I'm actually not on the road anymore in Hawaii, but since I had the idea for this post while I was there, I'm still calling it a dispatch. And actually, the first two pictures are aren't from my recent trip either, but they illustrate very nicely the idea of a kipuka. The picture above shows a number of cinder cones in the high summit valley of Haleakala on the island of Maui. If you look closely at the rough, blockya'a flow below the closest cone, you can see an odd smooth area that I have enlarged below. The lava flowed around the small area of older rock, and that is what a kipuka is: an area of land that is completely surrounded by a lava flow.
If the land surface pictured above had not been at 8,000 or 9,000 feet, one could imagine that a forest growing within the kipuka might have survived the volcanic eruption and lava flow, and in the aftermath would be isolated from any surrounding forest tracts.
That's what happened at Hawaiian Volcanoes National Park on the Big Island of Hawai'i. About 600 years ago, a lava flow from MaunaLoa overwhelmed the forest of mature Koa and Ohi'a trees, but left a fragment of the woodland sitting on lavas 8,600 years old unscathed. The kipuka was often mantled with ash from the eruptions of nearby Kilauea, but the forest persisted. Today, the kipuka contains one of the most diverse collections of native flora on the Big Island. A beautiful and serene one-mile trail winds through the unique preserve. The place is called Kipukapuaulu, or the Bird Kipuka. A Hawaiian elder calls it a "Residence of Godly Existences".
It wouldn't be quite correct to describe Kipukapuaulu as an untouched pristine environment. At one time it was, but cattle were released on the islands in the late 1700's, and pigs and goats moved in as well. The natural flora of the kipuka had no defenses against the aggressive grazers, and by the early 1900's, the kipuka was a park-like grassland shaded by the "grandfather trees", the older Koa and Ohi'a trees that the cattle couldn't reach. A park sounds pleasant enough, but the trees couldn't reproduce (the saplings were quickly eaten), and the diverse understory of shrubs and perennials had been replaced by alien grasses.
The potential value of the kipuka as a possible preserve of rare native species was recognized surprisingly early by botanists, who arranged for the removal of cattle in 1928, and the removal of goats and pigs in 1968 (a fence surrounds the kipuka). Volunteers have removed some of the worst of the invasive weeds and grasses, and seeds lying dormant in the soils started sprouting. In other cases, native species were planted. After a few decades, the kipuka is returning to a condition that is comparable to its natural state.
One of the strangest stories I've run across regarding Kipukapuaulu is that of the small tree called haukuahiwi (Hibiscadelphusgiffardianus). A botanist named Joseph Rock (shouldn't he have been a geologist?) discovered the sole remaining specimen of the plant on planet Earth in Kipukapuaulu in 1911 (the cows had not quite finished it off). He managed to collect enough seeds to get a few sprouts going, and so the plant survives in captivity, so to speak. A couple have been planted in the kipuka that was its ancestral home.
The kipuka came under protection sort of in the nick of time. Some of the "grandfather trees" that shade the preserve have been dying off in recent years (like the Ohi'a tree in the picture above). Ohi'a trees (Metrosiderospolymorpha) are one of the most extraordinary of the native trees in Hawai'i. The thrive in a greater range of environments than pretty much any tree on the planet, being found in places as diverse as new lava flows, desert slopes, and alpine ridges. They can appear as small shrubs or as huge rainforest canopy trees a hundred feet tall. The trees in the kipuka may be dying of old age, or because of a series of droughts in recent years, but new Ohi'a trees will be able to grow to replace them now.
A few steps off the trail is an intriguing opening in the ground. It is a lava tube, part of the plumbing system of basaltic lava flows. Because it has existed for more than 8,000 years, it is one of relatively few that has some species of cave-dwelling organisms (including the first one discovered in Hawaii). Like the rest of the kipuka, the cave was heavily impacted (in this case by graffiti artists, vandalism and trash), but visitors are now encouraged to leave the cave alone.
The preponderance of native plant species attracts the native bird species to the kipuka, and they can commonly be seen flitting about in the forest canopy. They are frustratingly difficult to photograph, mind you, and I am actually cheating here by showing a picture of an Apanane from a 2004 visit.
The bird below is often seen in Kipukapuaulu, but it is not actually a native. It is a Kalij Pheasant, a 1962 import from southern Asia. There is some concern about the effects they might be having on the vegetation. You can gauge the level of interest by biologists by the fact that this one had a leg tag. There is a hen hidden in the leaves to the right.
Kipukapuaulu is a fascinating and peaceful place to visit. The nature trail is well-marked, and much of my information in this post is drawn from the Kipukapuaulu Trail Guide, written by Tim Tunison and Andrea Kaawaloa-Okita, and published by the Hawai'i Natural History Association. Additional information was gleaned from the book Hawai'is Native Plants by Dr. Bruce Bohm.
27/8/10 15:37:00,
Palestra di roccia Salto del Cane - 29/08/2010 »»
Ciao a tutti, domenica 18 luglio, con appuntamento alle ore 08.00 in sede o in alternativa alle ore 09.00 "Ai Pini" di Nicolosi, si va ad esercitarsi in palestra. Il responsabile dell'uscita è lo scrivente. Saluti, Giuseppe P. Read more...
La spedizione è giunta al termine. In un breve resoconto telefonico Marco Ba (ITA), Sergio García-Dils de la Vega (ESP) e Denis Provalov (RU) ci raccontano le loro impressioni ed i programmi per le prossime spedizioni [...] Read more...
24/8/10 08:06:00,
Annullamento attività odierna: Cala Mosche 24/08/2010 »»
Ciao a tutti, per causa di forza maggiore sono costretto ad annullare l'appuntamento di oggi 24 agosto. Ci vediamo in sede giovedì sera. Saluti Giuseppe P. Read more...
Ciao,
purtroppo non riesco ancora a spedire le foto ma vi terrò costantemente aggiornati via sms. Ieri durante l'esplorazione del ramo fossile un triestino si è fatto un bel taglio ad un dito della mano. Prima di uscire e medicarlo siamo comunque riusciti a dare un'occhiata alla grotta [...] Read more...
Vi invitiamo a questa iniziativa nata per festeggiare i 35 anni dalla fondazione della Comunità per le Libere Attività Culturali, di cui il Gruppo Speleologico Padovano fa parte.
Il Gruppo Speleologico Padovano partecipa all'evento con le seguenti attività:
Tutti i giorni: Mostra fotografica dell'Associazione La Venta; mostra del Gruppo Speleologico Padovano su cartografia e rilievo.
Sabato ore 22.00: Proiezione del film L'abisso, di Alessandro Anderloni, soggetto di Francesco Sauro.
Domenica ore 21.00: documentario da definire
Sabato e domenica, ore 16.00: Visite guidate nelle Mura di Padova (in collaborazione con il Comitato Mura di Padova
Vi aspettiamo il 27, 28 e 29 agosto 2010 nel Parco dell'Ex Macello di Via Cornaro 1 B, a Padova.
L'iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza, con INGRESSO LIBERO E GRATUITO
Non si può restare chiusi in casa per troppo tempo. Eccovi due foto scattate durante una fulminea discesa del primo pozzo della Preta accompagnando per breve tratto gli esploratori che questa notte hanno individuato nuove vie nella Vecchia Signora... Chissà che non si apra una nuova stagione di scoperte...
21/8/10 02:00:00,
21/8/2010 Grotta Sottosoglia: continuano i lavori »»
Una squadra di quattro speleologi del GGCR ha continuato i lavori di disostruzione presso la strettoia terminale della grotta Sottosoglia.... Read more...
Il Gruppo Grotte Pipistrelli vi invita alla mostra fotografica "SPELEOLOGIA...E NON SOLO" che si terrà nella Chiesa del Carmine nei giardini pubblici La Passeggiata - Terni dal 4 al 12 settembre 2010. Presentazione della manifestazione sabato 4 settembre alle ore 17. Vi aspettiamo numerosi!
Esplorare significa percorrere un territorio, imparare a conoscerlo passo dopo passo, capirne i capricci, le stranezze, il carattere... e infine sapersi far guidare da quell'istinto che non nasce da noi, ma dalla nostra unione con quell'ambiente, da una sorta di interazione energetica che fa in modo che già "sappiamo" ancora prima di voltare l'angolo e scoprire cosa ci sia oltre.
Conoscere le viscere di un massiccio carsico è un'operazione intellettuale che richiede anni di fatiche, di sogni, di smentite e di sorprese. E più quel labirinto diventa grande, più ci si ritrova persi e ci si rende conto che il vero obbiettivo non è trovarne l'uscita, ma costruire una geometria, una sorta di mandala gigantesco che sgorga dalla nostra mente e si materializza in un luogo.
Quest'anno il labirinto ci ha portato verso Cimia. Questo posto, una specie di terrazzo sospeso sopra i versanti della Val Falcina, rappresenta per me ancora qualcosa di misterioso e ammaliante. Lontano da qualsiasi punto di appoggio, raggiungibile solo attraverso sentieri ripidissimi. Lontano da tutto. Ma così vicino a quell'idea del sistema che ci stiamo costruendo nella nostra testa da renderla reale.
È stata senz'altro la più bella avventura di questo campo estivo 2010. Decisi fino alla testardaggine a partire, in tre uomini e una quota rosa, più il Mauretto di ritorno da Isabella che non poteva esimersi di fermarsi a farci compagnia.
Poteva non esserci nulla, ma le vene del sistema erano ormai così scoperte che non poteva esimersi da rilassarsi un po' e lasciarci esplorare.
Ne è bastato uno di buco, uno dei sicuramente tanti pozzi che la mughera, sorta di selva dantesca della perdizione, custodisce tra i suoi tentacoli. Grotta bellissima che abbiamo la fortuna di scendere io e Jonny, mentre Mauretto e la Greta si cimentano in improbabili equilibrismi sul mugo alla ricerca di altre entrare all'epica frase di "Ok, ora andiamo!".
Subito non ci credevamo, ma il grande pozzo continuava a scendere con una candida lingua di neve e ghiaccio e ci inghiottiva in gallerie tracheali dai pavimenti ghiacciati. Avrà avuto il mal di gola la signora? E noi stavamo lì a fargli il solletico fumandoci una meravigliosa sigaretta nel cuore di una condotta freatica di 5 metri di diametro. È stata davvero una delle esplorazioni più entusiasmanti che io abbia fatto, sarà perché sembrava tutto così incredibile ma in fondo così lineare e ovvio considerando il resto del sistema che si diramava tentacolare sotto i nostri piedi.
Ora non mi preoccupa quale sarà il futuro dell'Abisso Bluet, il suo passato è già scritto e a noi basta sognare abbastanza per ripercorrerlo fino a riperderci nuovamente nel labirinto a disegnare nuovi percorsi. E poi ci si è aperta la porta del Walalla quando quell'incredibile arcobaleno si è stagliato dalla Gusela al Pizzocco, dopo ore di canti assurdi ad aspettare sotto i faggi grondanti pioggia il ritorno del sereno...
Verso Cimia.
Mauro e il Chulasco.
Mauro e l'abitante del Chulasco
Cimia.
Abisso Bluet.
Bluet un po' fradici e con facce poco intelligenti... vedi Jonny.
Morcegos-vampiros (Desmodus rotundus) infectados com raiva já terão atacado mais de 500 pessoas em Urakusa, no Peru (América do Sul). O Ministro da Saúde peruano, Jose Bustamente, confirmou a morte de quatro crianças, acrescentando que foi enviada ajuda médica à Aguajun, a tribo que vive na região. A população será vigiada já que o período de incubação da raiva pode prolongar-se por vários meses.
Fonte: Agência Lusa (13 de Agosto de 2010) e jornal i (14/15 Agosto 2010, Ano 2, nº 397)
10/8/10 16:20:00,
ITINERE viaggi per riscoprire il cammino... »»
ITINERE è un modo per riscoprire lo spazio-tempo, per valorizzare il cammino come elemento di scoperta nel nostro tempo di elementi dimenticati. Tutto avviene con naturalezza e le condizioni meteo o i luoghi di sosta non influenzano il cammino ma ne fanno parte pienamente.
Iniziativa per il 2010: 23/30 ottobre: Trekking di sette giorni sulla Via Francigena nel Lazio. Partenza da Acquapendente(VT) arrivo a Roma con la possibilità di apporre i timbri sulla credenziale del pellegrino e ritirare a Roma il Romeo (diploma del pellegrinaggio) il tutto con la collaborazione della Confraternita dei Romei della Via Francigena. Nel cammino è previsto l?utilizzo di residenze povere. p.s. (i partecipanti che non possono seguire tutto il cammino possono anche aderire lungo il tragitto presentandosi agli appuntamenti prefissati giornalmente però il Romeo sarà consegnato solo a quelli che hanno fatto l?intero itinerario). Cammino inserito nel nostro programma itinere. Info e costi: Manrico 3339238077 oppure alla mail blogasan@gmail.com Read more...
Sabato 23, rientrati in Italia anche Luca Grillandi e Luigi Russo, si è chiusa la spedizione. A giudicare dalla foto le cose si fanno serie. L'Antica Osteria Belic nell'Abisso delle Ombre, fermo, per ora a -250. Pare proprio che anche per l'anno prossimo ci sia lavoro da fare. Read more...
28/7/10 01:46:06,
Week end torrentistico in Trentino »»
Alla ricerca di Dolichopoda. Questa volta mi sono spinto nel profondo sud alla ricerca di questo animaletto che ancora non è stato segnalato in Sicilia. Piano piano e quando capita l'occasione vorrei visitare più grotte possibili, anche cavità artificiali, in questa regione per trovare il timido animaletto.
Invitato da Angelo Iemmolo e da Giovanni Gurrieri dello Speleo Club Ibleo di Ragusa, ho visitato la grotta Bremi. Cavità che si apre nel territorio di Modica con andamento suborizzontale lunga circa 500 m. percorsa da acqua, per fortuna non fredda. La grotta percorre i suoi, per ora, 500 m, a pochi metri dal piano di campagna; la risorgenza incanala l'acqua in un piccolo fosso stagionale che va ad almentare un torrente poco distante. All'interno vi sono sparute concrezioni e diversi accumoli di fango.
Partecipanti: Angelo Iemmolo, Giovanni Gurrieri, Giorgio Pintus
Ingresso tra i rovi
Timide concrezioni
Galleria con qualche stalagmite ricoperta di sano fango
21/7/10 16:11:00,
Abisso del Corno - Il Bivacco Ayeye Brazo »»
Nome? Aye.. cosa dice? Ayeye.. Ma che razza di nome è Ayeye?.. e un cognome ce l?avrà pure un cognome.. o no? Brazo.. Ayeye Brazo????
Ecco fatto .. il bivacco Ayeye Brazo ( battezzato in onore del mitico episodio di Aldo Giovanni e Giacomo ( ognuno ha la cultura che si merita)) è stato quasi terminato nell uscita di sabato al Corno del campo bianco. Siamo entrati alla mattina verso le 10 (con non pochi interrogativi su come sarebbe stato il ritorno da parte del sottoscritto dopo diverso tempo di fannullagine accidiosa) . Il Pierga e Miguel si sono fiondati giù sistemando qualche armo e rilevando, per recuperare alcuni sacchi di materiale da Sala delle bimbe ( -700 circa), mentre io, il Sid e Costa avevamo il compito di installare il bivacco. La grotta si presenta abbastanza asciutta e con moderata ventilazione.. il massimo . Arrivati alla base del pozzo Corno de bèco( -500 circa), ritroviamo la spianata dove allestire il bivacco.. tutti ce la ricordavamo più grande, ma visto che è l?unico posto accettabile fuori dall? aria e asciutto, ci si adatta. Cosi con paletti da tenda ancorati con fango e sassi e coperti con del leggero nylon da pittura , fissato con del nastro americano e fil de ferro, allestiamo il meglio che si può fare per creare un po? di confort. Con dell?altro telo, realizziamo un piccolo riparo fuori dalla tenda a mò di sala da pranzo. Attualmente lo spazio interno è per 3 persone, resta da finire il pavimento, dove spianando con un levarino , si può recuperare un altro posto. Il tutto risulta accogliente e abitabile( certo che con una mano di qualche dolce donzella .. un vaso di fiori, un soprammobile, un profumo per ambienti.. sarebbe un'altra cosa) Nel pomeriggio ci raggiungono il Pierga e miguel con i materiali che serviranno per l?esplorazioni di queste zone ,che da quel che si è intravisto, potrebbero essere veramente importanti. Un the di rito e si riparte per l?esterno. Pierga e Miguel partono come razzi , mentre Sid vigila sui due vecchietti di cui uno avezzo a varie femate ?ossigenatorie?. Durante una di questa Sid arrampica sulla finestra dell?attivo prima del pozzo Persego seco e si inoltra per un meandro per 50 metri fino ad una sala con camino e finestra in alto. Usciamo (i vecchietti) verso le 11 un paio di ore dopo gli altri, rallentati da un forte dolore alla caviglia per una botta presa giù al bivacco (Paolo) e dolori post operazione alla spalla(Costa).. una pasta al 3 fontane, (con un barattolo di birra in 5) una birra a Cesuna e..buonanotte Corno. Paolo Read more...
20/7/10 20:09:55,
17/7/2010 Abisso Petrella... si avanza a fatica. »»
Una squadra di sei speleologi appartenenti al GGCR e al CSR ha ostinatamente portato avanti una faticosa disostruzione lungo la... Read more...
20/7/10 08:55:00,
Ultime esplorazioni dal Montengro »»
I due nuovi abissi stanno mantenendo alto morale e aspettative, anzi hanno già ipotecatato il futuro del prossimo anno abbligandoci a tornare. Sono purtroppo agli sgoccioli i giorni di campo, ma il bottino è ghiotto. La prima si ferma per ora oltre -150 e continua su meandro, mentre la seconda, con aria da Corchia, arriva per ora a -210 con struttura complessa, grandi saloni... e ovviamente continua. Un primo bilancio delle due spedizioni è sicuramente più che positivo. Con la Grotta dei Liberi a oltre -400, e le nuove scoperte sono stati esplorati alcuni dei sistemi più profondi attualmente conosciuti nella montagna. Si inizia ad avere un quadro delle diverse zone e delle aree più promettenti, la logistica ed i rapporti locali sono ormai rodati e ottimi.
Il 2011 è già prenotato per il Montenegro. Read more...
Altro che 'La lunga notte' di A. Gobetti (personaggio di spicco della speleologia italiana ), Speleonotte è stato un esempio di come la spelologia mai come in questo momento viene condivisa tra il popolo speleo e non... La grande ospitalità di Augusto Rossi e Simona Menegon danno ancora prova di essere oltre ad ottimi documentaristi (andatevi a vedere i loro recenti lavori speleo) anche degli ottimi organizzatori (come sempre). Noi dello Speleo Club Roma eravamo presenti con il video sulla Grotta Antica ( che vi rimando alla visione) I personaggi della speleologia europea erano tutti li, riuniti davanti ad un mega schermo, seduti su un prato. scambiando pareri, condividendo informazioni, il tutto davanti al vino e sotto un cielo stellato. Come S.C.R. abbiamo chiuso la manifestazione con l'intervento di Giorgio, all'umano orario delle 04:00 am circa, un po stanchi, un po addormentati un po rincojoniti...ma c'eravamo!
Sotto appena arrivati nel pom, prima documentazione foto di Marco Lo presti... La chiesa sconsacrata di San Michele Arcangelo, stupendo esempio di arte paleocristiana Sotto i vicoli di Cesi La sede del Gruppo speleologico terre Arnolfe La Dott. ssa Silvia Mogliazza (Archeologa - Antropologa ) Voice-over e Co-autrice del documentario Giorgio e Claudia photographer La Dott.ssa Luisa Stoppa Silvia, Marco e Luisa L'eremo di S. Erasmo Giorgio mostra alcune foto a Luisa e Silvia Il tramonto, aspettando la lunga notte della speleologia appena accampati sul pratone del S.Erasmo da dx a sx Luisa, Silvia, Giorgio e Maria Max Re in contemplazione mistica relax Maria :-) Nel mentre della presentazione del nostro video... Io e Giorgio al moento della presentazione Giorgio photographer Il musicista che con il suo didgeridoo ci ha fatto attendere l'alba Lo striscione di benvenuto alla manifestazione di Speleonotte 2010
Altro che 'La lunga notte' di A. Gobetti (personaggio di spicco della speleologia italiana ), Speleonotte è stato un esempio di come la spelologia mai come in questo momento viene condivisa tra il popolo speleo e non... La grande ospitalità di Augusto Rossi e Simona Menegon danno ancora prova di essere oltre ad ottimi documentaristi (andatevi a vedere i loro recenti lavori speleo) anche degli ottimi organizzatori (come sempre). Noi dello Speleo Club Roma eravamo presenti con il video sulla Grotta Antica ( che vi rimando alla visione) I personaggi della speleologia europea erano tutti li, riuniti davanti ad un mega schermo, seduti su un prato. scambiando pareri, condividendo informazioni, il tutto davanti al vino e sotto un cielo stellato. Come S.C.R. abbiamo chiuso la manifestazione con l'intervento di Giorgio, all'umano orario delle 04:00 am circa, un po stanchi, un po addormentati un po rincojoniti...ma c'eravamo!
Sotto appena arrivati nel pom, prima documentazione foto di Marco Lo presti... La chiesa sconsacrata di San Michele Arcangelo, stupendo esempio di arte paleocristiana Sotto i vicoli di Cesi La sede del Gruppo speleologico terre Arnolfe La Dott. ssa Silvia Mogliazza (Archeologa - Antropologa ) Voice-over e Co-autrice del documentario Giorgio e Claudia photographer La Dott.ssa Luisa Stoppa Silvia, Marco e Luisa L'eremo di S. Erasmo Giorgio mostra alcune foto a Luisa e Silvia Il tramonto, aspettando la lunga notte della speleologia appena accampati sul pratone del S.Erasmo da dx a sx Luisa, Silvia, Giorgio e Maria Max Re in contemplazione mistica relax Maria :-) Nel mentre della presentazione del nostro video... Io e Giorgio al moento della presentazione Giorgio photographer Il musicista che con il suo didgeridoo ci ha fatto attendere l'alba Lo striscione di benvenuto alla manifestazione di Speleonotte 2010
Per chi si trovasse a passare nei pressi di Siracusa non farebbe male ad andare a visitare un piccolo scrigno ipogeo trovato nelle vicinanze di una masseria, appunto Masseria Scrivilleri- Priolo Gargano, dove oltre che vedere un ambiente con un percorso suborizzontale di circa 400 m ricco di stalattiti e stalagmiti e di belle sale concrezionate, può soggiornare nella masseria che dispone di alcune camere e offre pranzi e/o cene di ottima cucina siciliana.
Vittorio Licitra che conduce la masseria è disponibilissimo per tutte le informazioni anche a carattere archeo-speleologico oltre che a raccontare la storia del territorio .
Lungo i contrafforti calcarei che fanno da sfondo alla masseria si aprono diverse tombe paleocristiane, IV-V d.C., scavate nella roccia. Si raggiungono facilmente a piedi in cica 20 min. di cammino.
La masseria vista dalle tombe paleocristiane
Ingresso della grotta Scrivilleri
Primi ambienti
Le solite farfalle
Un bel salone
Parete divisoria formata da colonne stalattitiche
Passaggio a lato di un pozzetto
Un silenzioso abitante
Tombe paleocristiane con sistema di sostegni a colonne
Deposizioni su calpestio
Tomba per famiglia numerosa
Grosso masso scavato ed utilizzato come camera tombale
La dott.ssa Ayub è partita alla volta della Bolivia ma sta facendo scalo in Brasile per sistemare alcuni dettagli con le compagnie aeree. Le notizie da Torotoro e da Uyuni sono buone e l'idea di fare una grande spedizione c'è tutta. Mancano ancora pochi giorni perchè il gruppo parta (25 luglio) e la frenesia degli ultimi istanti c'è tutta. Il viaggio aereo sarà lunghissimo (Verona -> Roma, Roma -> San Paolo, San Paolo -> Santa Cruz della Sierra, Santa Cruz -> Cochabamba) ma se si vuole affronatare e amare una sfida bisogna pur passare da queste piccole difficoltà Read more...
El primer cap de setmana de juliol, alguns membres de l?ECS el dediquem a fer espeleo ? turisme al Barrenc del Pla del Perillós.
Situat a Opoul, a la Catalunya Nord, aquest avenc es caracteritza per tenir una àmplia sala amb nombroses formacions i a més a més és de fàcil accés. Una boca de dimensions considerables rau a un Pou de 37 metres que entra directament a la cúpula de la gran sala. L?exploració, sense cap mena de pressa, ens permet de fer algunes fotos i de reciclar(no direm pas noms...) alguns dels membres anquilosats de llargues temporades d?inactivitat. La resta del cap de setmana, tot i que el temps no acaba d?acompanyar-nos, fem visita turística per Vilafranca de Conflent, Cotlliure i evidentment el finalitzem amb una paella al Port de la Selva.
That’s pretty rare: a show cave which is evacuated. A burning car in Sequoia-Kings Canyon National Parks caused a small vegetation fire on Friday 02-JUL-2010 around 13:30. The fire was reported immediately and four National Park Service fire engines and 13 firefighters responded to the fire. Law enforcement officers closed the Generals Highway through the [...] Read more...
Norwich is said to have the UK’s largest amount of subterranea, mostly medieval, vaulted cellars. Norwich Heritage Economic and Regeneration Trust (Heart) has commissioned a researcher to explore them. The goal is obviously to make them available to the public. This may include both, an underground sight open to the public, and online documentation of [...] Read more...
29/6/10 13:41:00,
Segni Convenzionali su Carta Topografica »»
Complice forse la prematura fuoriuscita dal mondiale dell'Italia o forse la reale curiosità da parte dei giovani verso il mondo misterioso delle esplorazioni extraeuropee, nella sala dei Musei Provinciali di Borgo castello a Gorizia si è registrato un notevole afflusso di persone curiose di conoscere.Soprattutto sono stati i giovani che, con le loro domande hanno ravvivato la serata registrando così, in tempo di mondiali, un successo insperato. Organizzata dal Centro Ricerche Carsiche C. Seppenhofer e con il patrocinio della Provincia di Gorizia giovedì 24 giugno, si è svolta una serata di proiezioni e ricca di suggestioni. La brasiliana, dott.ssa Soraya Ayub, responsabile del tecnica e scinetifica di AKAKOR Geographical Exploring, ha intrattenuto un folto pubblico raccontando le varie vicissitudini che hanno accompagnato gli esploratori durante le numerose esplorazioni amazzoniche e nei deserti del continente sudamericano alla ricerca di cavità e reperti archeologici. Durante la serata è stato proiettato un filmato, eseguito da questa associazione, durante una spedizione in Bolivia denominata Jurassic Cave 2009 nel Parco Nazionale di Torotoro; si è accennato anche alle esplorazioni sui tepuy brasiliani, da cui sono emerse le numerose difficoltà dovute al superamento di un tratto della foresta amazzonica per raggiungere la zona d'esplorazione. La dott.ssa Soraya Ayub si è poi soffermata ad illustrare i prossimi impegni che la sua associazione dovrà a breve affrontare, in particolre ha introdotto un secondo filmato riguardante la spedizione Terre Alte 2010 - Uyuni/Avaroa.
Un impegno che si prolungherà per parte del mese di luglio e tutto agosto, che sarà, da una parte la diretta conseguenza di Jurassic Cave 2009, in quanto vedrà AKAKOR Geographical Exploring impegnata una settimana a Torotoro (Cochabamba) per continuare la ricerca e la topografia di grotte situate nel Parco Nazionale, e dall'altra una attività geografica, archeologica, idrogeologica e geologica che coinvolgerà il team per 3 settimane a più di 4.500 metri di altitudine, a cavallo tra Bolivia e Cile, in mezzo a paesaggi e luoghi mozzafiato come il Salar di Uyuni, le Lagune Colorate, le barriere coralline fossili e il vulcano Licancahur.
16/6/10 21:54:00,
Crònica d?una nova exploració a Carrasua »»
Del 3 al 6 de juny els membres de l?ECS David Camps, Juan Perona i Jordi Farriol han realitzat nous treballs d?exploració de la Torca Carrasua.
La finalitat de l?atac és resoldre dubtes sobre la continuïtat de la cova en un parell de punts molt concrets:
vRealitzar una escalada en una de les parets de ?la diagonal?, situada a -550 m per tal d?arribar a l?antic col·lector que suposem que és el mateix que trobem uns metres més amunt i que pot tenir moltes possibilitats de continuació.
vPassar un punt sifonat al curs d?aigua que transcorre per la galeria del bivac a escassos 20m d?aquest.
A continuació us oferim un breu crònica dels treballs realitzats:
vEl dijous dia 3 de juny a les 17h s?entra a la cavitat fins a la ?galeria del bivac? situada a -455 metres Es fa nit en el comodíssim bivac instal·lat a sobre uns dipòsits de sorra dins d?una gran galeria fòssil.
vDivendres dia 4, després de 3 hores de camí s?arriba a la zona de la ?diagonal? on s?escalen uns 15 - 20 metres fins un bloc encastat entre les parets de la galeria ascendent i uns 5 o 6 metres més per sobre el bloc. Resten escalar uns 5-6 metres més fins a una galeria que s?intueix i que podria ser la continuació de l?antic col·lector d?aigües abandonat que hi ha uns metres més amunt de la cavitat, però problemes amb el trepant no permeten d?arribar-hi. Després de 4 hores d?escalada es deixa una corda fixa per tornar-hi en una propera entrada i es retorna al bivac en tres hores més.
vDissabte dia 5: L?equip se centra durant 3 hores en treure grans quantitats de sediments de la galeria sifonada situada a la mateixa zona del bivac per on hi ha una nova aportació d?aigua cap al Río Lágrimas de San Pelayo. En aquesta punt en una exploració anterior en Manel Llenas ja havia tret una gran part de sediments.
Després de superar un primer tram estret de tres metres de llargada i de diàmetre aproximat de 50 cm negat d?aigua fins als 30 cm, s?aixeca ràpidament el sostre donat directament a una sala d?uns 30 metres de diàmetre plena de sediments amb dos canons excavats, per dos cursos d?aigua. L?un cau d?una xemeneia a un lateral de la sala i l?altra, arriba per un petit meandre; sobre d?aquest s?accedeix al nivell fòssil en forma de galeria laberíntica, molt rica en formacions blanques, que es desplaça uns 150 metres fins a una xemeneia ascendent, on es nota una clara corrent d?aire. En un propers atacs caldrà escalar-la.
Una vegada retornats al bivac es fan proves de comunicació amb l?exterior amb el nostre company de la ?Guardia Civil de Montaña?, en Fran Caso utilitzant el sistema de comunicació NIcola (per a qui desitgi ampliar informació:http://naylorgr.perso.cegetel.net/cave_radio/SYTEME_NICOLA_Mk2.html)
vDiumenge dia 6: Després de llevar-se a les 5 del matí per sortir a l?exterior, es dina a les 15h ja al poble de La Hermida i se surt cap a Sabadell a les 17h on s?hi arriba a 2/4 de dues de la matinada.
Foto 1:El grup a l'entrada
Foto 2:Iniciant l'escalada de la Diagonal
Foto 3: suport a l'escalador
Foto 4: Equip de comunicació amb l'exterior NICOLA
Foto 5: El nostre company de la Guardia Civil de Montaña, en Fran Caso comunicant amb nosaltres des de l'exterior.
Foto 6: Equip Nicola de l'exterior
Foto 7: Parlant amb l'exterior des de la zona del bivac a -450 m
La parola fine alle esplorazioni all?interno dei laghi della bellissima cavità in territorio di Alghero è stata posta qualche tempo fa con la realizzazione video a conclusione di anni d?immersioni effettuate, l?interesse per ?l?acqua nascosta? di questa grotta e i suoi angoli più reconditi ha tarlato il cervello al sottoscritto e rotto le scatole a chi si è prodigato per dare una mano nel trasporto dei materiali e permettere di portare avanti le esplorazioni con il solo conforto di essere stato d?aiuto, vedere un rilievo, un video o assistere al racconto di chi, più fortunato, narrava di colonne spettacolari, massi ballerini e nuvole di fango.
Un mondo sconosciuto, almeno direttamente, che per molti rimarrà tale; emozioni che una foto o un filmato possono solo far immaginare.
Una domenica come tante?.
Di buon?ora ci ritroviamo al solito posto per una robusta colazione e definire gli ultimi dettagli sul da farsi, la squadra è sempre la stessa( Massimo, Cristian, Betta, Ferruccio e gli altri del GEA) alla quale si è aggiunto qualche altro volontario e un cameraman di una televisione locale.
Si parte alla volta di Capo Caccia.
Durante il tragitto c?è qualcuno che, avendo fatto tardi la sera prima, tenta di estorcere informazioni riguardo il peso degli zaini e chiede un occhio di riguardo, e, ovviamente, non viene accontentato;
Giunti nel parcheggio che domina il golfo di Porto Conte, piccolo briefing per i posti da occupare per fare il passamano; percorriamo la scalinata che porta al cancello che chiude la grotta.
Il vecchio percorso interno realizzato negli anni ?60 ci agevola di molto la percorrenza grazie a quello che rimane dei gradini fino al gigantesco colonnato principale, da qui in poi si passa sui massi scivolosi, pietrame e brevi tratti da fare a carponi fino alla breve disarrampicata che ci porta all?imboccatura del pozzo da affrontare con l?ausilio delle corde. Tutto sommato un tragitto poco impegnativo.
Mentre Raimondo(il cameraman..) effettua le riprese degli scorci più suggestivi della grotta i portatori organizzano una catena per il passaggio delle attrezzature.
L?accesso del tratto sommerso è situato alla base di un pozzo, le cui pareti sono costituite per la maggior parte da pietre e piccoli massi molto instabili, posto nella parte conclusiva denominata del ?lago di destra? proprio perché alla base del pozzo si trova un piccolo lago.
Negli anni passati ad esplorare questa parte della grotta abbiamo realizzato una piccola pedana, una comodità irrinunciabile per lavorare con tranquillità, costituita da un pianale metallico sostenuto da tubi che ha pensato bene di cedere durante la vestizione trascinandomi in acqua con parte dell?attrezzatura ancora da assemblare, telecamera compresa(per fortuna già dentro lo scafandro)?
Recuperato il materiale e accertato che non si fosse danneggiato nulla perdo un po? di tempo a ripristinare la corda utilizzata per gestire le bombole decompressive, che, essendo fissata alla pedana, si era incattivita nel groviglio di tubi andati a fondo.
Cominciamo bene.
Visto il tempo perso, e un discreto dolore al gomito, decido di ridurre l?immersione ad una puntata veloce per recuperare delle ossa e alcuni denti umani rinvenuti nell?immersione precedente, sempre che il mio gomito mi permetta di superare la strettoia a -38m.
Il video passa in secondo piano, filmo quello che posso eventualmente si torna. Forse.
Mi immergo nel laghetto che ha il fondo a circa 10 m invaso dai massi, a -6 m si trova una bassa fessura che, attraverso alcune esili colonnine, immette nella prima grande sala lunga circa cinquanta metri;il soffitto è molto concrezionato e fortemente inclinato sulla sinistra,sempre nella parte sinistra si trovano diverse colonne e grosse concrezioni a pera, sul fondo quello che rimane di un?imponente frana: numerosi massi ricoperti di finissimo limo.
Sul lato destro della sala a circa 20m dal passaggio iniziale si apre un breve cunicolo senza prosecuzioni; proseguendo lungo l?asse principale si notano diverse concrezioni eccentriche, molto lunghe e, oltre ai segni di paleo-livelli marini, numerose concrezioni associate ad essi.
Oltrepassando una grossa stalagmite si incontra un piccolo ambiente senza prosecuzioni; lasciando sulla destra la stalagmite si passa da un?apertura di circa 3m per 3m e si risale di qualche metro fino ad un soffitto riccamente concrezionato senza prosecuzioni.
Nel pavimento uno stretto passaggio opportunamente allargato(il minimo indispensabile..) nelle precedenti immersioni, dà accesso ad un livello inferiore della cavità.
Perdo un po? di tempo a contorcere i bracci dei fari della telecamera che non vuole saperne di passare, l?attacco con un moschettone alla sagola e la lascio scivolare oltre il passaggio, ora tocca a me : mi libero della bombola relais e la fisso ad una colonnina dove ho frazionato la sagola, sgancio le bombole dai fianchi e striscio ?fino fino? oltre la fessura.
Un ampio tratto in direzione NE, senza prosecuzioni, presentasul fondo grossi lastroni squadrati, probabilmente ciò che resta di un antico pavimento, e diverse colonne sottili e ricoperte di limo; continuo ritornando in direzione della sala principale e attraversando un stretto e fangoso cunicolo accedo ad un grande ambiente collegato,probabilmente, alla sala soprastante attraverso un passaggio ostruito da massi, decisamente poco stabili?
A questo punto sipuò proseguire seguendo un terrazzamento sulla destra che prosegue all?interno di una galleria lunga circa 40m, io mi dirigo verso il basso seguendo la frana e arrivando sul fondo nella parte più profonda della grotta a -70m, filmo e cerco di prendere una porzione di cranio animale ma si dissolve al solo contatto, prelevo alcuni frammenti di mascella umana con alcuni denti, vedremo se riusciremo a far fare una datazione . La disposizione sparpagliata dei pochi resti visibili fa pensare che siano stati trasportati dalla porzione superiore della cavità attraverso i movimenti di frana. Qui l?ambiente non è dei più invitanti visto il caos di massi incombente, il fango che precipita da tutte le parti; le poche concrezioni non migliorano certo la situazione.
Proseguendo oltre la frana e percorrendo uno stretto camino ci si ricollega alla galleria soprastante.
E? arrivato il momento di ritornare e cercare di filmare qualcosa nella sala iniziale per soddisfare la curiosità di chi si è spezzato la schiena portando gli zaini.
Purtroppo la cavità non presenta prosecuzioni, la frana terminale potrebbe nascondere qualche passaggio ma è assolutamente impraticabile vista la mole di fango che la ricopre, durante le numerose immersioni abbiamo saggiato qualche stretto pertugio tra i massi ma abbiamo desistito subito grazie a piccole frane di fango e pietrisco.
23 Maggio 2010 sono iniziate le riprese per il documentario sullo studio di una miniera di rame nel territorio di Viterbo. Si ringrazia gli amici dell' Ass. Sport ambiente e natura per il supporto tecnico alle riprese e le foto.
14/5/10 18:05:00,
Espeleologia- Exploração e Comportamento »»
Segunda Parte
Preparar uma exploração de ponta deve implicar uma pesquisa prévia sobre a zona onde está inserida, sobre a história do lugar e, acima de tudo, das explorações anteriormente realizadas. A Exploração é um acto em que nunca podemos prever em concreto o seu resultado final sendo, por isso, difícil precaver todas as situações.
[1] Este facto autêntico passou-se numa gruta dos Pirenéus da região de Áriège, bem conhecida dos pré-historiadores: guarda estátuas de argila únicas no mundo e a sua descoberta deve-se a uma sorte extraordinária.
Durante uma expedição cuja finalidade era o levantamento de gravuras das paredes de um divertículo da gruta, os filhos do conde Begouen descobriram uma passagem extremamente estreita que parecia dar acesso a uma série de galerias. Após várias horas de esforços, conseguiram alargar a passagem obstruída por concreções estalagmíticas e penetraram numa vasta e comprida galeria belamente concrecionada. O seu trabalho de pré-historiadores consistia em examinar conscienciosamente as paredes a fim de descobrir, se fosse possível, quaisquer novas pinturas ou gravuras. As delicadas e difíceis observações foram negativas e, pesarosos por aquele resultado decepcionante, caminharam lentamente até ao extremo da gruta que terminava em fundo de saco.
Como é regra em semelhantes casos, cada um deles escolheu um lado da galeria e os dois irmãos esperavam encontrar-se no fundo quando, estupefactos, tiveram de parar mesmo no último instante para não esmagar três bisontes esculpidos na argila, coisa até então desconhecida e que continua a ser única no mundo!
Foi grande o espanto, enorme a emoção. Refeitos da estupefacção, examinaram mais de perto aquele conjunto nada vulgar, dando voltas ao redor para melhor observarem todas as formas, e partiram logo a seguir para avisar o pai e os amigos que, sem quererem acreditar, foram imediatamente ver e admirar aquela descoberta extraordinária. Maravilhoso, direis. Sem dúvida, mas aquela descoberta sensacional não deu todos os resultados que se poderiam ter registado se tivesse sido feita nos nossos dias, pois espeleólogos experientes teriam agido diferentemente e não se lamentariam depois por não terem pensado naquilo que poderiam ter acrescentado à sua descoberta.
Ao redor dos bisontes, no chão, encontrar-se-iam, certamente, vestígios de pegadas, as quais permitiriam acompanhar as deslocações dos escultores ou dos oficiantes de cenas de magia e talvez, como aconteceu noutros lugares, determinar o seu número, idade?
Talvez houvesse também, no chão, sinais mágicos, como se encontraram seguidamente noutros locais da mesma gruta, mas certamente de menor importância do que aqueles que se poderiam ter encontrado naquele local especialmente escolhido para colocar as estátuas. Não restavam, portanto, para estudar, senão aquelas esculturas de bisontes. Mas que será feito dos vestígios da presença humana esmagados pelas sólidas botas dos exploradores?
Como é que se pode pensar em tudo?
Ainda que não esperemos fazer descobertas raríssimas, devemos manter uma atenção permanente e qualificada, pois elas podem surgir aos nossos olhos, de um momento para o outro, no mais profundo de uma caverna.
Muito mais culpados são os que, por negligência, antes de penetrarem numa gruta conhecida, omitem informar-se acerca do que foi descoberto pelos seus predecessores.
Assim foram esmagadas, por aqueles mesmos que as procuravam, as moldagens e gravuras no solo que faziam da gruta de Montespan um valioso lugar da pré-história.
Uma tal ignorância é criminosa, pois nestes casos não há a desculpa da surpresa.
[1] Transcrição do livro de Michel Bouillon ?Descoberta do Mundo Subterrâneo?, pag. 13 e14 ano 1972.
?O debate durou anos: o homem moderno (nós) e o Homem de Neandertal, hoje extinto, ter-se-iam cruzado e procriado juntos ? ou não? Hoje a questão foi definitivamente arrumada pela genética, com a publicação na "Science" do primeiro rascunho do genoma dos Neandertais. A resposta? Sim! A criança do Lapedo teve de facto Neandertais entre os seus antepassados.? É assim que o jornal Público notícia o estudo que foi publicado na última edição da prestigiada revista Science.
Segundo os estudos genéticos efectuados em materiais osteológicos, recolhidos numa caverna na Croácia, cerca de 1 a 4% do DNA das populações actuais terá sido herdado dos neandertais. A evidência de reprodução entre as duas espécies foi encontrada graças ao primeiro ?esboço? do genoma neandertal, onde se identificou 60% do código genético da espécie extinta. O genoma neandertal foi obtido a partir de materiais osteológicos com cerca de 40.000 anos, encontrados numa caverna na Croácia.
28/4/10 20:07:11,
SENTIERI CARSICI E GROTTE DELLO ZINGARO ? Due giorni fra le magiche suggestioni carsiche della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro 8 ? 9 maggio 2010 »»
Allo Zingaro il carsismo, presente in ogni parte della Riserva, costituisce l?elemento essenziale che condiziona tutto: la fauna, la vegetazione e i paesaggi, contribuendo alla creazione di ambienti naturali di grande fascino. Tuttavia questo aspetto è il meno conosciuto; forse perché chi visita la Riserva è catturato dalla mutevolezza del paesaggio che intreccia la storia del territorio ad una natura ancora incontaminata.
La manifestazione si prefigge la presentazione dei risultati dell?indagine condotta dal CIRS di Ragusa sulle morfologie carsiche superficiali e ipogee presenti nell?area della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, finalizzata alla conoscenza e valorizzazione del territorio anche attraverso la corretta fruizione dei luoghi.
Al riguardo, l?attività riportata nelle broshure scaricabili, si svolgerà in due giornate. Nella prima giornata, la sessione di apertura dei lavori sarà dedicata alla descrizione delle peculiarità carsiche emerse nel corso dello studio effettuato. Nel corso della giornata saranno presentati il libro?Sentieri Carsici e Grotte dello Zingaro?, la cartina dei sentieri carsici e, inoltre, verrà inaugurata la sezione carsica presso il museo naturalistico della Riserva.
La seconda giornata sarà invece dedicata alla fruizione delle anzidette valenze tramite un?escursione guidata dal CIRS che si snoderà, con partenza dall?ingresso nord della Riserva (San Vito Lo Capo), nell?area di Portella S. Giovanni, Monte Passo del Lupo (versante Est), Monte Speziale, Pianello, Pizzo Passo del Lupo e Borgo Cusenza. Il programma è rivolto ai docenti, dottorandi, studenti universitari e a tutti gli appassionati di escursionismo naturalistico che vogliono approfondire le loro conoscenze sui fenomeni carsici.
1/4/10 20:28:52,
PARCO NAZIONALE DEGLI IBLEI ? Laboratori Naturalistici ed escursioni ? Ragusa 30 aprile / 30 maggio 2010 »»
Apre i battenti giorno 30 aprile, presso la sede del C.D.A.N. (Centro di Documentazione e Attività Naturalistiche), a Ragusa Ibla, Palazzo Floridia, la quinta serie di incontri teorici ed escursioni ?Laboratorio Iblei? progetto didattico del CIRS finalizzato alla conoscenza delle peculiarità naturalistiche del territorio Ibleo, rivolto al mondo della scuola, agli escursionisti e più in generale a tutti gli appassionati frequentatori dei nostri ambienti naturali. Gli incontri del corso saranno indirizzati all?approfondimento degli aspetti più peculiari del ricco patrimonio naturale ibleo che motivano l?istituzione del futuro Parco Nazionale degli Iblei, ai sensi della legge quadro 394/91 sulle aree naturali protette. Argomento, questo del Parco, di assoluta attualità, stante la divisione che ha originato recentemente nella popolazione iblea fra chi ne è convinto assertore e chi ne teme, invece, nefaste conseguenze per il territorio.
Al riguardo, il corso si prefigge di fornire ai partecipanti un quadro sufficientemente esaustivo delle valenze naturalistiche presenti nell?area iblea, affinché se ne abbia sufficiente consapevolezza. Il programma si svolgerà con incontri teorici, laboratori ed attività di campagna con escursioni e rilevamenti di vario genere (riconoscimento rocce, flora, fauna ecc.), realizzate quest?ultime in alcuni degli ambienti più suggestivi e spettacolari degli Iblei. Il corso si arricchirà, altresì, nei giorni 8-9 maggio, di un campo nel magico contesto paesaggistico della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, la prima area protetta istituita in Sicilia nel 1981. Gli interessati possono scaricare qui il programma e contattare la segreteria del CIRS per informazioni e/o prenotazioni. Il corso prevede un numero max di 20 partecipanti, mentre per le sole escursioni domenicali e il campo dello Zingaro il CIRS si riserva di ammettere una partecipazione extracorso fino ad un massimo di 10 richiedenti, previa prenotazione.
15/3/10 00:24:00,
2º Curso de Espeleologia Nivel II »»
Maio de 2010
O NEALC vai organizar o 2º Curso de Espeleologia de Nível 2, pela FPE (Federação Portuguesa de Espeleologia).
O curso consiste na aprendizagem dos aspectos teóricos e práticos das técnicas de exploração e regras de segurança, complementada pela abordagem dos diferentes aspectos científicos da actividade Espeleológica. Inclui o treino de técnicas usuais em cavidade de diferentes tipos morfológicos e dificuldades variadas, habilitando o praticante a efectuar progressão autónoma em cavidade e a participar em trabalhos espeleológicos.
Datas: Fins-de-semana;
1/2 de Maio; 8/9 de Maio; 22/23 Maio; 5/6 de Junho.
We have one serious enemy in our attempt to preserve the spring chamber and spring gallery of the Aqua Traiana.
More stubborn than the nuttiest old archaeologist, more rapacious than the Emperor Trajan himself, is a certain damned fig tree, sitting adjacent to the ?church? chamber itself, from where it sends its roots down into the ?spring? chamber or ?water capture? chamber and down into the aqueduct.
The spring chamber was lined with rock-hard waterproof hydraulic cement, and that cement was painted with Egyptian blue paint - paint which gives us a sure and certain date for the construction of that chamber.
Unfortunately, since the spring chamber was drained, there is now a layer of roots between the painted roman cement and the structure of the wall.
Fig trees are one of the greatest enemies of ancient monuments. The day that your doctor told you that eating figs is a great source of Calcium and gives you strong teeth and finger nails, you might have guessed that fig tree roots absorb lots of Calcium from the soil. You?d have been right!
Root-tips are covered in bio-films which help them absorb mineral nutrients, and through that film, through either clay or hetrotrophic bacteria, H+ Hydrogen Ions are exchanged with Metal Ions, such as Ca2+ Calcium Ions in mineral fragments. It?s called Bio-mobilisation.
So those cheeky fig tree roots have been busily sucking all the Calcium out of the rock-hard hydraulic cement, so that it?s no longer hard at all. In fact it?s distinctly friable and crumbly. Recently, we had to keep our mouths closed and grind our teeth as we watched a VIP guest break off a big chunk of the hydraulic cement and crumble it between his fingers.
We would like to see the Roman Hydraulic-Cement preserved. It is a significant technical component of this unique remaining example of roman engineering, and if we lose it, we also lose the Egyptian Blue paint ? which was so expensive that it proves that this location was a place of great importance.
So a key question is how to preserve this hydraulic cement or ?intonaco?. It is possible that the live roots are currently holding the intonaco in place. Eventually the destructive fig tree needs to be removed, but if we kill the tree and the roots die, the intonaco could just drop off the walls and crumble on the floor.
Two days ago I met the young owner of the site for the first time. He is eager to clean up the place, and be seen to take good care of it. He wants to cut down the fig trees ? in fact, he may already be doing so.
To stop and think, or to go for it? To be or not to be?
To take a chain saw to that cheeky old fig tree, or to leave it standing?
It's Tuesday 2nd March, about 4 o'clock in the afternoon, and I've got my first appointment to meet the owners of the Aqueduct Spring source that we announced in January. I'm kind of scared and on-edge, and I've asked a representative of the local archaeological society to come with me.
The Aqueduct Source is hidden 'under' a church in a wood in agricultural land north of Rome, and whilst we've been there many times before with the local council representatives and water engineers, we've never so far actually met the owners, which I feel is a bit lax.
My personal preference for many months has been to try to ingratiate ourselves with the people who have been taking care of the beautiful monument for so many years and go there with their permission, but unfortunately, we have visited here previously with people who tend to ride roughshod over them.
Today, hopefully, we're going to change that. I have an appointment at 18:00 with either the owner's son or grandson, I'm not quite sure which.
17/10/09 15:33:00,
Ressorgiment del "Vermell" (Risorgenza del "Rosso") »»
Il primo tratto della costa a Nord di Alghero, subito dopo Fertilia, è chiamata "Lo Vermell"( Il Rosso, in algherese..), sono presenti diverse risorgenze di acqua dolce che fuoriescono dalle numerose fessure tra gli scogli; l'acqua piovana viene inghiottita da piccoli pozzi presenti nelle colline vicine e, soprattutto, da quelli situati nella vicina pineta dell'Arenosu. Qui è presente un grosso pozzo utilizzato anticamente per l'approvvigionamento idrico e "riportato alla luce"da noi
dopo averlo svuotato da tonnellate di rifiuti( tra cui una Fiat 126..)che oltre a riempirlo lo coprivano completamente. Ma questa è un'altra storia.
D'inverno, a seguito di forti piogge, l'acqua che fuoriesce da queste piccole sorgenti è satura della terra raccolta lungo il tragitto a tal punto da colorare un ampio tratto di mare antistante la scogliera; da qui il nome "Vermell".
A onor del vero l'evento era ricorrente tanti anni fa, oggi, probabilmente a causa di eventi naturali come crolli o per l'intervento umano con costruzioni, strade, lavori per condutture idriche etc., si verifica raramente e in maniera decisamente meno evidente.
Le risorgenze sopracitate sono di ridottissime dimensioni, impercorribili per l'uomo, tranne una.
Nel 1996 iniziammo una ricerca sistematica nel tratto di costa interessato ma trovammo solo rigagnoli che fuoriuscivano da spacchi larghi come una mano che non giustificavano l'apporto massiccio di fango; anche l'utilizzo di una costosissima ( ora la compri con venti euro..) microtelecamera ci confermò che quei passaggi non erano praticabili neanche dopo eventuali
disostruzioni.
Successivamente siamo tornati sul posto e abbiamo dato un'occhiata alle doline presenti nell'immediato entroterra e dopo aver ripulito la base di un grosso cespuglio ecco...il buco.
Non che ci aspettassimo chissachè ma la cavità somiglia più ad una fogna che a una grotta, acqua marrone in una sorta di grossa pozzanghera e un paio di toponi come inquilini dei, seppur brevi, stretti passaggi che conducono all'acqua.
Ora che l'abbiamo trovata mica la possiamo lasciare così, quindi iniziamo le immersioni.
Appena sotto il pelo dell'acqua procedo a tastoni per un breve tratto, circa 10 metri, frazionando la sagola ad ogni bracciata su delle grosse pietre presenti sul fondo; in maniera repentina la visibilità torna buona anche se a causa delle bolle che sbattono contro il vicinissimo soffitto
riprecipita dopo un pò a meno di un metro.
Guardandomi attorno noto diversi cunicoletti e il muro di fango appena attraversato; si presenta subito un problemino, la consistenza della roccia fa decisamente schifo, gli appigli per frazionare ci sono ma praticamente è come legare la sagola allo zucchero filato.
Comunque opto per il cunicolo più stretto ma con delle pietre che intravedo sul fondo fangoso, e lo percorro svolgendo in tutto circa 40 metri di sagola prendendo due delle diverse diramazioni incontrate nel tragitto, una destra e una sinistra. Il tutto alla profondità massima di 4 metri.
Torno indietro nel buio totale.
Nell'immersione successiva porto con me sette pezzi di trafila di ferro da 30cm e il martello e mi dirigo verso il cunicolo visto la volta prima lasciando perdere quello già sagolato.
Utilizzo i pezzi di trafila e qualche pietra per frazionare con l'intenzione di rilevare al ritorno ma, visto il casino che ho fatto smartellando qua e là, sarà difficile.
Dopo qualche decina di metri attraversando un bivio vedo la sagola posizionata l'immersione precedente nell'altro cunicolo, stò girando in tondo quindi collego le sagole e approfitto per rilevare l'altro cunicolo che essendo stato percorso la settimana precedente ora ha un'ottima visibilità.
Nelle settimane successive si esegue il rilievo delle varie piccole condotte e un breve sondaggio di una condotta promettente in direzione Nord che successivamente porterà ad un bivio con ulteriori diramazioni esplorate e topografate negli anni successivi. Lo sviluppo complessivo è di poco superiore ai 200 metri.
Da tempo abbiamo interrotto l'esplorazioni di questa risorgenza per raggiunti (e oltrepassati) limiti di sicurezza, a seguito di un piccolo crollo in una cavità attigua abbiamo pensato che poteva bastare così. E ci abbiamo visto giusto, dopo qualche mese ha ceduto una parte dell'ingresso e per sicurezza la forestale ha recintato tutto diffidandoci dal fare immersioni.
Chissà se ha diffidato anche l'albergo che ci ha fatto sopra un parcheggio..recintato.
Per il secondo anno consecutivo la Fpa-fotoreporter professionisti associati si appresta a dar vita ad una mostra fotografica ?antologica?, con l?intento di mostrare il lavoro dei propri iscritti, da loro stessi selezionato. Se l?anno scorso il titolo che avevamo dato indicava sia un modo di dire tipicamente fotografico, ma anche una realtà della mostra (ogni autore esponeva effettivamente due scatti), quest?anno abbiamo voluto fare un passo in avanti, in ogni senso. Abbiamo evitato di dare un tema e lasciato liberi gli autori di scegliere la foto preferita, tra quelle da loro scattate nel 2007. In questo modo, senza condizionamenti o limiti tematici, ogni fotografo ha potuto cercare nel proprio archivio e sbizzarrirsi nella scelta dello scatto da esporre. Il risultato è, naturalmente, un miscuglio di argomenti, temi, stili e tecniche diverse, che rappresenta significativamente le mille facce del fotogiornalismo. E questo è esattamente lo scopo dell?esposizione, il motivo per cui è nata lo scorso anno con ?Duescatti? e prosegue quest?anno con ?Itinera?, pur tra mille difficoltà ed impacci. Meglio ancora, questo è lo scopo stesso della FPA: quello di mostrare al pubblico le doti (grandi) dei fotografi associati, più in generale dei fotografi italiani, spesso famosi all?estero e sconosciuti in patria. Questo per via della scarsa considerazione di cui gode la fotografia in Italia, causa prima della nascita dell?associazione. Ma come dice il titolo della mostra, l?itinerario, anche se incerto nella direzione, è ormai segnato nella decisione di non voler mollare, di non voler abbandonare questa professione meravigliosa ad un destino di oblio, di essere già in cammino verso una meta non si sa quanto lontana ma raggiungibile, anche attraverso iniziative come questa ?Itinera? che speriamo raccolga, migliorandoli magari, gli ottimi risultati avuti lo scorso anno. Luca Cavallari FPA
E' nato un nuovo Blog dedicato alle esplorazioni e alla speleologia in generale di Fabrizio Paoloni e company... è nato MESOPPERSO!...sottotera... Read more...
2/9/10 15:46:50,
24 giugno 2010 ore 18.30 - Biblioteca provinciale -Potenza - Presentazione del libro - Il contrario del sole »»
Le associazione Speleo Club Marmo Platano e Lucani Natura, con la collaborazione della Biblioteca Provinciale di Potenza presentano il libro di narrativa:
"Il contrario del sole" di Carlos Solito edito da Versanti Sud
24 giugno 2010 ore 18.30 Biblioteca provinciale -Potenza Rione Betlemme
- Introduce Ferrara Gerardo presidente Speleo Club M.P. Pierluigi Cammarota presidente Lucani natura
- Presentazione Carlos Solito scrittore, fotoreporter
- Moderatrice Iranna de Meo giornalista del Quotidiano della Basilicata
- Relatori Gaetano Baldassarre Marco de Biase presidente regionale Legambiente
- Interverranno Piero Lacorazza presidente della Provincia di Potenza Angela Costabile Direttrice e responsabile della Biblioteca Provinciale di Potenza
2/9/10 15:46:50,
Dormiamo in Montagna - 23/25 Luglio 2010 - Monte Paratiello Muro Lucano »»
Inizio:
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 15.00
Fine:
domenica 25 luglio 2010 alle ore 11.00
Luogo:
Monte Paratiello "Muro Lucano (PZ)"
Venerdì 23 Luglio ? Ore 15:00 Check-in presso la Comunità Montana Marmo... Platano ? Ore 16:00 Presentazione della manifestazione da parte del Sindaco ? Ore 18:00 Arrivo presso Montagna Grande e sistemazione tende per accampamento ? Ore 20:00 Inizio grigliata... Mostra tutto... Mostra tutto Sabato 24 Luglio ? Ore 8:00 Colazione ? Ore 9:00 Inizio ingresso in grotta in gruppi da 4-5 persona (riservato a speleologi). Passeggiata in montagna per gli appassionati ? Pranzo a sacco ? Ore 20:30 Cena Domenica 25 Luglio ? Ore 9:00 Colazione, inizio smontaggio tende ed eventuale visita guidata al paese di Muro Lucano PER INFO E PRENOTAZIONE: Gerardo 3392290472 Davide 3400957379 Email: speleoclub@libero.it Quota di partecipazione 20?
2/9/10 15:46:26,
Abisso Chimera: secondo ingresso »»
Le ultime news dal campo in Carcaraia ci informano che una squadra di "strettoisti" è riuscita a forzare i passaggi tra le frane ed i laminatoi dell'ingresso "V2", congiungendolo con la parte sommitale del Pozzo Osanna, (80 mt) regalando all'abisso Chimera un altro strettissimo ingresso, 30 metri più in alto del primo. Un'altro tassello nella storia dell'esplorazione di questo enorme complesso nel cuore della Carcaraia.
Nella foto di Peter Goossens: Le strettoie di Chimera.
2/9/10 15:46:26,
Campo in Carcaraia: le ultime news »»
Il campo estivo in Carcaraia (Alpi Apuane) prosegue con risultati eccellenti: una squadra di 4 esploratori è in Chimera da oramai 4 giorni, per effettuare risalite e proseguire esplorazioni e rilievo. Chi è rimasto fuori non sta certo a guardare: mentre alcuni soci si dedicano alla disostruzione di una serie di buchi promettenti sopra la "Cava Bassa" altri hanno partecipato alle battute di ri-posizionamento e correzione dei parecchi ingressi esplorati nel corso di circa 25 anni di battute da parte di speleo di mezza Italia, alcuni non rilevati, altri non catastati e a volte posizionati male su carta. Durante questo lavoro di revisione abbiamo anche preso, a campione, alcune temperature di diversi ingressi per avere un riscontro tra le varie quote e tentare di individuare le analogie tra i vari settori esplorativi.
Nelle foto: la Carcaraia vista dal campo dei Garfagnini, il campo e alcuni momenti delle battute esterne.
Pietro Taddei.