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Dicendo addio all'Edda Hotel, che lentamente scompare dalla mia vista mentre risalgo la strada che s'inerpica tra cime vulcaniche e aguzze guglie di lava, ho la sensazione di aver lasciato dietro me l'ultimo avamposto della civiltà. Da qualche ora sono nuovamente in marcia e percorro, verso est le grandi valli glaciali dell'estremo nord. Sono diretto alla River Guesthouse di Skulagardur, nella regione del Garður, dove trascorrerò gli ultimi giorni di questo viaggio prima di rientrare a Reykjavik per l'imbarco finale che mi riporterà a casa. Sono partito di buon ora non perché la distanza da coprire sia grande ma perché più mi spingo a nord e più diventa evidente che questa è terra di frontiera dove la presenza umana si fa scarsa e saltuaria e dove i collegamenti tra i piccoli insediamenti diventano sempre più precari. Le prime due ore scorrono tranquille e senza intoppi al punto da indurmi a decidere per una deviazione dal percorso programmato che mi avrebbe condotto direttamente ad Akureyri. Da circa mezz'ora, seguendo le scarse e spesso per noi incomprensibili indicazioni stradali e superato la cittadina di Varmahlíð, ho abbandonato la Statale-1 dirigendomi a nord per percorrere la strada 75. Questa deviazione mi consentirà di visitare tutti quei piccoli e antichi paesi di pescatori che popolano la costa della penisola di Tröllaskagi, la misteriosa terra dei Troll.

La prima tappa è a Hólar, piccolo borgo interno, dove ho letto di una piccola cattedrale e della sua fonte battesimale (foto 1 e 2) che, secondo la tradizione, sarebbe stata realizzata con un blocco di pietra di steatite proveniente dalla Groenlandia. La pietra sarebbe approdata sulla costa islandese cavalcando un iceberg in balia delle correnti. Poco più avanti, sempre lungo la strada, il restauro di un antico borgo con le sue case di torba dai tetti ricoperti d'erba, la chiesetta e il cimitero trascinano il visitatore indietro nel tempo mostrando un frammento della dura vita quotidiana condotta da queste genti in un passato nemmeno tanto remoto (foto 3, 4 e 5).


1. La cattedrale


2. La fonte battesimale


3. L'antico borgo con le case di torba


4. Le case di torba


5. La chiesetta e il cimitero

Continuo distrattamente a seguire la strada poi, all'improvviso, mi accorgo che qualche cosa è cambiato. All'inizio non riesco a capire di cosa si tratti e dove sia annidata la variazione. Ritorno con la mente agli ultimi input ricevuti, rielaboro il pensiero e... ricordo: qualche chilometro più indietro, ad un incrocio, un cartello stradale mi ha indicato la direzione, la strada più breve per raggiungere Akureyri, e, compiendo una nuova deviazione, sto ora percorrendo una di quelle sperdute strade sterrate dell'interno. Mi fermo e scruto la mia cartina stradale visto che, non essendoci più campo (chissà il ripetitore telefonico più vicino dove sarà), google map è fermo, non può darmi alcun aiuto. Proseguo. La strada comincia a cambiare aspetto e, a tratti, assume le sembianze di una trincea che mi impedisce anche di guardare lontano. Il fondo si fa sempre più sconnesso e procedo serpeggiando nello spesso vano tentativo di scansare gli innumerevoli fossi che si fanno sempre più profondi. Ormai non incrocio un'auto da circa un'ora e questa situazione mi fa riflettere sulla solitudine. Pensieri negativi si affacciano alla mia mente; se “buco”, se danneggio una sospensione, se si torce un “braccetto”. Chi potrà mai raccogliere una mia richiesta di aiuto? Chi verrà in mio soccorso? Tutto ciò mentre avanzo attraverso il “Grande Nulla”. Proseguo mentre ora la strada costeggia un torrente. Le acque scorrono nella direzione opposta segno che sto certamente risalendo un versante idrografico mentre mi spingo sempre più verso l'interno.

Il paesaggio è maestoso e dopo alcuni chilometri la strada riprende, lentamente, a degradare verso quote più basse. Ho scavalcato le montagne e percorro la valle glaciale che mi condurrà al fiordo secondario di Olafsfjörđur e finalmente sulla sponda del Eyjafjörður, il più profondo fiordo d'Islanda, che costeggerò interamente fino ad Akureyri. Lungo il nastro d'asfalto piccoli paesini di pescatori specchiano le coloratissime case nelle oscure e placide acque di questo mare glaciale (foto 6, 7 e 8).


6. Le coloratissime casette di legno


7. Le banchine del porto


8. Le banchine del porto

Finalmente una città. Akureyri, anche detta “la capitale dell'Islanda del nord” e secondo centro abitato per popolazione, mi accoglie con il suo piccolo lago al centro del quale un potente getto d'acqua svetta fino al cielo mentre tutt'intorno, lungo le sponde, un elegante quartiere residenziale con le sue maestose ville d'epoca si riflette sulla superficie (foto 9). In questa città, vivace ma ordinata, una sosta è quasi obbligatoria visto che è anche ora di pranzo. Parcheggio l'auto nei pressi del porto dove è ubicato il futuristico edificio che ospita l'ufficio d'informazione turistica (foto 10) e m'incammino verso il centro. Lungo quello che sembra il corso principale (foto 11), alla ricerca di un posto dove placare la fame, m'imbatto in due gigantesche figure umane parodia delle antiche genti vikinghe che, accompagnate da due orsi polari, sembrano in cammino per una grande migrazione (foto 12). Prima di lasciare la città decido di visitare la cattedrale di Akureyrarkirkja (foto 13) al cui interno un gigantesco organo e una barca che pende dal soffitto mescolano simboli religiosi ad antiche reminiscenze pagane. Purtroppo sono sfortunato perché, a causa di un funerale, la chiesa oggi è chiusa al pubblico. Riparto.


9. L'elegante quartiere residenziale sul lago


10. Il centro d'informazione turistica


11. Una delle strade principali di Akureyri


12. La migrazione degli antichi vikinghi


13. La cattedrale di Akureyrarkirkja


14. La struttura della River Guesthouse persa nella pianura glaciale

E' pomeriggio inoltrato quando raggiungo la River Guesthouse di Skulagardur, struttura isolata che somiglia ad un lungo treno blu in sosta in una piatta pianura senza riferimenti geografici (foto 14). Giusto il tempo di sistemare i bagagli e via a gustare un ottimo fish and chips in una bettola intravista lungo la strada. Domani la giornata sarà dedicata alle potenti Dettifoss, le più grandi cascate d'Islanda.

Continua...

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