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Tutte le volte che sono salito a Campo Braca, per le nostre escursioni speleologiche nell'omonima grotta, ho sempre ammirato la cima del Monte Miletto che dall'alto dei suoi 2050 m, come un grande padre, domina l'intero Massiccio del Matese.

Le strette valli d'erosione che movimentano i suoi fianchi e la nuda roccia calcarea che contende ampi tratti della montagna al verde degli erbosi pascoli alti, mi ha da sempre affascinato. Quando Nando ha proposto un trekking lungo il sentiero che dal Lago Matese sale sulla cima del Miletto, non ho esitato neanche un attimo ad accettare. Il gruppo di questa escursione, quattro elementi, ha visto impegnati nell'ascesa "caret" (Sirio), Nando, Alessandra e il vostro immancabile vecchio cavernicolo.

La mattina è cominciata bene. Questa volta il tragitto da compiere in auto, anche per una questione di spazio (in quattro più gli zaini non ci saremmo proprio entrati), lo abbiamo fatto con una comodissima Toyota Corolla lasciando a casa la fidata Suzuki Vitara. Le due ore di strada per raggiungere il Lago Matese sono volate e, alle 11:00 circa, eravamo pronti alla base del sentiero che inizia nei pressi della Chiesa di San Michele.

A quota 1.020 la partenza: il tempo splendido con un'aria tersa, un cielo azzurro attraversato da candide nuvole e un tiepido sole che con i suoi raggi rendeva la temperatura ideale per affrontare la salita, preannunciavano una memorabile giornata. Sin dai primi metri, una scoscesa pietraia, il sentiero avanza aggredendo i fianchi della montagna con notevole pendenza. Per lunghi tratti questo tracciato non è ben visibile e, le ormai antiche e sbiadite, pennellate bianco-rosse del CAI si intravedono spesso a malapena, condizioni che, con elevata frequenza, tendono a far perdere "la retta via". Fino ad una quota di poco superiore ai 1550, l'ascesa consente frequentissimi scorci panoramici di rara bellezza sul sottostante Lago del Matese nelle cui acque si rispecchiano le nuvole del cielo e le cime dei monti che lo cingono. Superata questa quota si perde la visuale del lago e ci si addentra nella montagna attraversando scoscesi crinali affacciati su verdi pianori carsici. Da questo punto compare la prima neve che, unita a banchi di nebbia prima radi e poi sempre più fitti e frequenti, ci ha accompagnato, a tratti, fino alla cima del Miletto. Quest'escursione è stata fortemente selettiva e a quota 1867, con la cima nascosta dalle nubi, ho mollato io. Dopo poco, anche consigliati da altri due trekker che ci comunicavano la presenza di neve che bloccava la parte finale del sentiero (quella che girando intorno alla cima da lato ovest la raggiunge più comodamente), si sono fermati anche Nando e Alessandra. A quel punto caret, abbandonato zaino e pesi superflui, ha attaccato la cima da sud salendo in solitaria l'ultimo tratto che da questo versante è molto più scosceso e spesso va arrampicato. Giunto in cima per tutti noi, circondato da una fitta nebbia, ha realizzato un breve video che documenta l'impresa.

Lungo la salita, nella parte più bassa di due distinti pianori erbosi, abbiamo individuato e fotografato due inghiottitoi che, per quanto di nostra conoscenza, non sembrano essere riportati in nessun elenco di grotte del Matese. Il primo dei due, quello a quota 1571, è proprio lungo la traccia del sentiero che ci ha condotto in cima (in questo mi sono calato per un paio di metri attraverso uno stretto e fangoso ingresso in parte ostruito dalla neve). Il secondo, a quota 1550 circa, visto la lontano, è un grosso inghiottitoio che si apre nella roccia e che drena le acque di un vasto pianoro. Entrambi gli ingressi meriterebbero una più attenta esplorazione ma sarebbe certamente più opportuno raggiungerli partendo dalla Strada Provinciale 106 (quella che da Sella del Perrone, lungo la Strada Provinciale 331, porta a Campitello Matese).

Alla fine stanchi ma soddisfatti, siamo scesi più a valle fermandoci ad una quota libera dalla neve per un breve ma indispensabile spuntino e poi giù sino a valle.

Cosa altro dire...anche questa volta la bella compagnia e la natura incontaminata dei monti del Mateese ci hanno regalato un'indimenticabile escursione.

Ci rivediamo alla prossima avventura.

Le foto

Il video

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