• Trekking

  • Speleologia carsica

  • Speleologia urbana

  • Storia ed archeologia sotterranea

  • Ricerche

Calendario eventi

<<  Aprile 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930

LogIn

Chi è online

Abbiamo 218 visitatori e nessun utente online

Statistiche

Utenti
64
Articoli
1664
Web Links
30
Visite agli articoli
2217248

Ultimi commenti

In bocca al lupo per questa nuova avventura. Conoscendovi so...
Antonio, nostro amico, ne ha individuato ancora un altro su ...
NeandertalMobile - Commented on Vandali al Tempio della Notte in Joomla Article
Andate a darci un occhio dentro perché mi viene il dubbio ch...
Vedere prima la meraviglia e poi la felicità negli occhi di ...

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Venerdì scorso, mentre l'intero pianeta produttivo si affannava nelle incombenze quotidiane di una normale giornata lavorativa, un gruppetto di sfaccendati esploratori s'inerpicava con il solito sconquassato fuoristrada lungo le tortuose stradine montane dei Picentini. Questa volta l'obiettivo doveva essere lo sperduto Eremo di San Michele. Ecco il racconto di un'altra memorabile giornata.

Dopo aver superato l'abitato di Campagna e percorsi circa 8 km lungo la SP31 (Campagna - Oasi WWF di Polveracchio, anche detta Oasi del Lupo), sulla destra, a quota 763, si apre il sentiero CAI 154 (33 T 510429 4504751) (N.B. le coordinate da qui in poi indicate saranno tutte nel sistema UTM WGS 84). Consigliamo di parcheggiare l'auto nello slargo lungo la strada posto una cinquantina di metri più a valle (33 T 510494 4504645).

Il sentiero, subito in salita, è attraversato, a circa 150 metri dall'inizio, da una sbarra metallica con catenaccio probabilmente posizionata per impedire (quando ancora la strada lo permetteva) il passaggio non autorizzato di veicoli a motore. Scavalcata la sbarra il percorso cambia in maniera drastica. Un profondo solco di erosione (provocato dalle acque meteoriche che certamente ruscellano durante le giornate con piogge intense) rende impraticabile la strada sterrata anche al più ardito 4X4. Il percorso, sempre in salita e con direzione principale SO - NE, ci condurrà al Varco Sellara (33 T 511027 4505267) a quota 1062.

E' stato proprio lungo questa salita, poco dopo il secondo tornate (quando la traccia piega bruscamente con direzione N-NO dalla base della falesia calcarea), che Selene ha lanciato l'allarme. In quel momento procedevamo in fila indiana distanziati tra noi di circa 20 metri (Selene apriva la strada, Jaco al centro ed io a chiudere il gruppo) quando, nel silenzio della salita, si è sentito un grido: “Franaaa!...Sento qualcosa che sta venendo giù!”.


La falesia calcarea

Poi, passato solo qualche secondo: “...lì, sulla destra tra gli alberi!”

L'allarme del capofila ci ha messo solo qualche Planck per giungere alla mie orecchie ma il tempo trascorso comunque non mi ha consentito di cogliere l'attimo. Ho alzato lo sguardo e la vista si è concentrata sulla grossa lepre che, attraversato poco più a monte ortogonalmente il sentiero, si è catapultata giù lungo il crinale della montagna. I miei occhi si sono persi in quella visione e non hanno visto altro.

Selene e Jaco, molto più svegli, si sono volti ad est incrociando lo sguardo di un ancor più sorpreso esemplare di lupo italiano (Canis lupus italicus) che, arrestando la sua corsa, ha visto irrimediabilmente fuggire verso valle il frutto della sua battuta di caccia. Ma cosa è successo?

Solo il falco, che volteggiava in alto, avrebbe potuto descrivere la completezza di questa scena raccontandola così:

“Lì in basso il giovane lupo solitario in caccia, dopo aver fiutato e stanato la sua preda, ha cominciato l'inseguimento. Sta mettendo in pratica tutto quello che ha appreso dagli anziani, la lepre si insegue in discesa (infatti questi animali, dotati di arti posteriori molto più sviluppati di quelli anteriori, sono estremamente avvantaggiati nella corsa in salita opzione che prediligono quando devono scappare. La bravura del cacciatore è tutta nell'imporgli una fuga in discesa dove le probabilità di inciampo del fuggitivo sono notevolmente aumentate a tutto vantaggio dell'inseguitore). Nel medesimo istante un ignaro drappello di umani sta faticosamente risalendo il sentiero diretto verso il Varco Sellara. Se non cambiano direzione le traiettorie dei due gruppi sono destinate ad incrociarsi e così accade. Complice il vento contrario e la foga della caccia che tiene tutti i sensi concentrati sulla preda, il lupo non si avvede degli intrusi se non a pochi metri dal contatto. La scena si congela e per qualche frazione di secondo gli sguardi si incrociano, poi in un medesimo baleno l'animale si volta abbandonando l'inseguimento per tornare sulle sue orme”.

Erano mesi che aspettavamo un simile evento, il contatto con uno dei “Signori dei boschi”, ma la rapidità della scena e lo sguardo che resta catalizzato sulla fiera ha impedito a tutti la freddezza dello scatto di una foto, immagine che certamente avrebbe riscosso l'interesse di tanti.

Succede così. In una simile situazione gli occhi restano avidamente concentrati sull'animale quasi a non voler perdere nessun particolare di una scena che certamente non si ripeterà più durante tutto l'arco della nostra vita.

Ripreso il cammino abbiamo prima incrociato lo spoglio canalone residuo di una gigantesca frana (ancora attiva), che ha parzialmente interessato il sentiero che stavamo percorrendo, e successivamente raggiunto e superato il Varco Sellara. Dopo lo scollinamento, al bivio, ci siamo incamminati puntando ad est immergendoci sempre di più in una natura incontaminata.


Varco Sellara

Dopo circa un paio di chilometri, tutti in discesa, in uno spiazzo la seconda sorpresa della giornata: una grossa ruspa, abbandonata da anni, marciva nel bosco. Quasi certamente la frana incontrata in precedenza, distruggendo la strada, aveva obbligato i boscaioli ad abbandonare per sempre quell'enorme mostro meccanico che ora cominciava a prendere quasi le sembianze di un dinosauro del Giurassico.


Il mostro preistorico

Superato lo spiazzo ci siamo infilati in un lungo, scosceso e tortuoso canalone (l'alveo asciutto di un torrente di montagna) che rapidamente, perdendo quota, scendeva nel sottostante Vallone Trogento.

E' stato allora, non disponendo al momento di informazioni dettagliate sulla precisa ubicazione della nostra meta "l'eremo di San Michele", che abbiamo preso la decisione di fermarci lì. La giornata si sarebbe chiusa così.

Arricchiti dalla registrazione della traccia GPS di tutto il tragitto percorso, siamo tornati sui nostri passi rimandando la visita all'eremo alla prossima uscita. Lungo la via del ritorno, nel sottobosco, numerosi addensamenti di fragoline selvatiche hanno addolcito la fatica di questa escursione che ci ha visto, ancora una volta, "persi nella natura selvaggia".

Alcune foto scattate durante l'escursione.

Please login to comment
  • No comments found
Nessuna immagine

Gli scatti migliori

Nessuna immagine

Il sottosuolo di Napoli

Nessuna immagine

Ultimi post nel forum

Tutti i contenuti pubblicati, salvo diversa indicazione, sono soggetti alla licenza Creative Commons
Il sito www.napoliunderground.org non rappresenta una testata giornalistica poichè viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Napoli Underground (NUg) è un'organizzazione indipendente che si occupa esclusivamente di esplorazioni, ricerche, divulgazione e informazione e non è collegata a nessuna delle tante associazioni che praticano turismo e/o visite guidate nella nostra città.

 

Questo sito web utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la navigazione, e altre funzioni. Utilizzando il nostro sito, l'utente accetta che possiamo mettere questi tipi di cookies sul vostro dispositivo.
Visualizza direttiva e-privacy Documenti