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Quest'ultima avventura ha messo a dura prova la resistenza psico-fisica della sezione "Giovani Marmotte" di NUg. Ecco perché.

Prologo
Come spesso accade per decidere le mete delle nostre uscite ci affidiamo all'estro creativo e alle fantasie perverse della nostra “strega dei boschi” Selene che, dopo aver consultato gli antichi testi, navigato la rete e letto i fondi del caffè, tira sempre fuori un'intrigante ipotesi su cosa andare a cercare. L'ultima sua visione (questa risale esattamente al mese scorso) le ha mostrato tre viandanti, che percorrendo fitti boschi, scavalcavano cime di monti, guadavano torrenti impetuosi e raggiungevano, alla fine del “viaggio”, il magico eremo incastonato in una grotta sul fianco scosceso della Montagna Sacra. Come potevamo dire di no con questi presupposti? L'avventura non è stata per niente semplice e ci ha visto impegnati per ben tre uscite consecutive durante le quali, come in un viaggio iniziatico, ci siamo sempre più avvicinati alla consapevolezza indotta dalla conoscenza dei luoghi.

Atto I
Il lupo, il Bianconiglio e il mostro meccanico
(data: venerdì 12 giugno 2015)
Lost in the wild
Venerdì scorso, mentre l'intero pianeta produttivo si affannava nelle incombenze quotidiane di una normale giornata lavorativa, un gruppetto di sfaccendati esploratori s'inerpicava con il solito sconquassato fuoristrada lungo le tortuose stradine montane dei Picentini...
Se non lo hai già fatto...continua a leggere [Lost in the wild]


Il mostro d'acciaio

Atto II
I denti del cinghiale
(data: domenica 28 giugno 2015)
L'eremo di San Michele sui Picentini resta ancora una chimera
Ieri abbiamo ritentato la conquista dell'eremo di San Michele sui Monti Picentini ma la scarsa conoscenza del territorio, unita ad una quasi totale assenza di indicazioni di un certa utilità, hanno notevolmente rallentato la marcia di avvicinamento...
Se non lo hai già fatto...continua a leggere [L'eremo di San Michele sui Picentini resta ancora una chimera]


Il sentiero dei briganti

Atto III
La meta
(data: domenica 12 luglio 2015)
Alla ricerca dell'eremo perduto
La partenza è stata preceduta da una notte quasi insonne. A non farci chiudere occhio ci si sono messi il caldo, l'eccitazione che ha cominciato a produrre adrenalina con parecchie ore di anticipo e la consapevolezza che questa volta non ci sarebbero state scusanti: dovevamo riuscire!
Quindi levataccia poco dopo l'alba, un caffè e via a macinare i 150 km che ci separano dai Picentini, sosta al solito bar di Campagna per il benaugurale caffè e cornetto e veloce salita lungo la SP31 fino a raggiungere l'ampio slargo che anticipa l'inizio del sentiero CAI-154 (quello che ci avrebbe condotto al Varco Sellara). La prima salita del sentiero è un percorso di 1.6 km con un dislivello di circa 300 m che siamo riusciti, questa volta, a superare, sotto un sole già implacabile, in esattamente 34 minuti (lo stesso percorso che la prima volta ci aveva impegnato per poco più di un ora e la seconda per 45 minuti).
Giunti in cima abbiamo prima reso la mascella del cinghiale alla Montagna seppellendola nei pressi del Grande Albero e solo a conclusione del rito, officiato dopo l'estrazione delle zanne con le quali è stato realizzato il sacro monile che ci proteggerà dai Krampus dei boschi, la magica porta si è aperta mostrandoci, oltre, il sentiero che ci ha avviati con direzione Est-SudEst verso la valle del Trogento [n.d.a. la via è posta al di là del filo spinato e per questo motivo fino ad allora ci era rimasta celata]. Come dalla scarna descrizione della scheda CAI il primo tratto si è presentato evidente, netto ed agevole. Una piacevole discesa in lieve pendenza al limite della zona boschiva ci ha lasciato fantasticare su un'escursione che si sarebbe sviluppata tra prati erbosi e colline fiorite: ma non è andata così. Del resto la scheda descrittiva del percorso anticipava quello che di lì a poco si sarebbe materializzato davanti ai nostri occhi: “...ad un terzo della discesa e per circa 500 metri il sentiero si perde in una fitta e bassa boscaglia...”. Così è stato: prima felci e poi altri arbusti del bosco sempre più legati da rovi spinosi ci hanno più volte fatto perdere l'esile traccia e se non fosse stato per il fido Garmin GPSMAP 60csx saremmo ancora lì a cercare di uscire da quella infida trappola. Alla fine dopo circa un'ora di duro “combattimento” con le spine dei rovi infisse nelle sanguinanti carni, la vegetazione per magia si è aperta mostrandoci finalmente il sentiero in parte percorso la volta precedente. Era fatta! Ora conoscevamo la strada fino ai tre guadi che ci avrebbero fatto ripetutamente attraversate il Trogento e aperto la via all'ascesa al Sacro Monte.
Superato il torrente e imboccato lo sterrato che risale la montagna sotto la cui cima è ubicato l'eremo abbiamo affrontato “per tre curve la strada in salita” (descrizione scheda CAI) fino a giungere al “caratteristico sentiero” (?) che sulla destra s'inerpica verso la cima. Qui sapevamo che sarebbero nate nuove difficoltà perché la scheda consigliava genericamente di affrontare la salita scegliendo i tratti meno impervi e quando le descrizioni sono così scarse di dettagli preannunciano sicuri smarrimenti della retta via e come il divin poeta bisognerà faticare non poco per ritrovare la strada. Dopo un primo tratto con le caratteristiche indicazioni del CAI (la doppia banda bianco-rossa) ancora visibili, anche se sempre più sbiadite dal tempo, ad un certo punto anch'esse sono scomparse. Soli nel bosco, guidati dall'istinto e dalla consapevolezza della direzione verso la quale avremmo dovuto muoverci siamo faticosamente arrivati alla fonte dell'Acqua del Merlo: ora, sempre secondo le indicazioni del CAI, mancava veramente poco. Ma ancora una volta non fu così.


La fonte dell'Acqua del Merlo

Dopo alcuni minuti, forse 20 o anche 30 o forse anche più ma ormai il tempo non aveva più senso, quando oramai non ci speravamo più, prima l'ampio “spiazzo erboso” e poi “l'antica croce in pietra” ci hanno fatto capire che avevamo raggiunto la meta. Un'antica scala, un ossidato cancello di ferro il cui battente resta aperto perché bloccato dalla ruggine degli anni, il passaggio nella “caratteristica grotta” e un ultimo rampate in salita affacciato sul vuoto dell'altissima rupe mentre i falchi nervosi volteggiano nel cielo eccolo: l'Eremo di San Michele.
E' fatta! Ci siamo riusciti.


L'eremo di San Michele

L'edificio è chiuso (forse all'interno qualcuno c'è ma dopo aver deciso di isolarsi così lontano da tutti perché avrebbe dovuto aprire le sue porte proprio a noi?) e così, dopo aver sbirciato da un buco l'interno della piccola chiesetta sull'ingresso, dato uno sguardo alla grotta oltre il cancello che dà accesso all'eremo (questa volta inviolabilmente chiuso), osservato e ragionato sulle varie date scolpite nella roccia a indicare gli anni di misteriosi eventi e un tempo indefinibile dedicato a contemplare le montagne, la valle e i boschi sotto di noi mentre i falchi innervositi dalla nostra presenza continuavano a volteggiare gridando nel cielo, abbiamo deciso che era tempo di rientrare. Ci aspettava un duro cammino per tornare al nostro “carro alato” parcheggiato in uno spiazzo della SP31 alcune valli più in là, ad Ovest.

Epilogo
Questo viaggio ha accresciuto la nostra consapevolezza. Ci siamo comportati come mastini non mollando la presa. Quelle terre ora ci sono più familiari e in esse ci siamo mossi con maggiore scioltezza. Qualche cicatrice rimarrà ma i doni che la Montagna ci ha voluto concedere (il lupo, il Bianconiglio, il Mostro d'Acciaio, i frutti del bosco, il pelo impigliato tra le spine, l'Amuleto Sacro e i falchi volteggianti) ci hanno ripagato delle fatiche fatte. Ne vale sempre più la pena.

P.S. Le tracce e i waypoints allegati possono semplicemente agevolare l'eventuale vostro cammino indicandovi una direzione ma ricordate di prestare sempre attenzione ai segnali che la natura vi mostra non fidandovi ciecamente della tecnologia che è certamente più fallace del vostro istinto. Girando tra boschi e montagne il pericolo è sempre in agguato, non date mai niente per scontato e... buone escursioni!

Scarica qui la traccia per il tuo GPS


Le tracce per il GPS

Altre immagini di questa escursione: L'eremo di San Michele sui monti Picentini

Buona visione di: Alla ricerca dell'Eremo di San Michele

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